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No a canone radio-tv per "quasi" tutti, imprese incluse

Il popolo sarà chiamato molto probabilmente ad esprimersi sul nuovo sistema di riscossione del canone radio-televisivo che estende la percezione di questa tassa praticamente a tutte le economie domestiche, non risparmiando nemmeno le imprese. L'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) ha consegnato stamattina alla Cancelleria federale oltre 100 mila firme - ne bastavano 50 mila per il referendum - contro la revisione della Legge sulla radiotelevisione (LRTV) approvata dal parlamento lo scorso autunno. Il termine per la raccolta delle adesioni scade giovedì, 15 di gennaio.

Le piccole e medie imprese ne hanno abbastanza di nuove tasse e i cittadini non intendono lasciarsi spremere dalla nuova imposta per i media, si legge in una nota dell'USAM in cui si sottolinea che le adesioni - 102 mila fino a sabato, secondo il direttore dell'USAM Hans-Ulrich Bigler - sono state racimolate nel tempo record di appena otto settimane.

Oggi, l'USAM darà avvio anche alla sua campagna contro la LRTV. La votazione dovrebbe tenersi il 14 di giugno, ha precisato Bigler e, al più tardi, l'anno prossimo.

Stando alle nuove disposizioni, il canone riscosso dalla società Billag dalle imprese con un fatturato a partire da 500'000 franchi peserà per 200 milioni di franchi all'anno. Oggi è chiamato alla cassa solo chi possiede un apparecchio di ricezione.

Ambienti economici contrari sul piede di guerra

All'economia e a molti parlamentari di destra non è piaciuto il fatto che il Parlamento abbia rifiutato di esentare tutte le imprese dal pagamento del canone. Solo le aziende con un fatturato annuo inferiore ai 500'000 franchi, che rappresentano in ogni caso oltre il 70% di tutta la categoria, non dovranno pagare la tassa di ricezione.

Oltre all'USAM, anche Azione StopBillag.ch si è associata alla raccolta delle sottoscrizioni, che avviene tuttavia separatamente; chi rinuncia ad apparecchi radiotelevisivi deve continuare a rimanere dispensato dal pagamento del canone, stando a questa organizzazione.

Con le nuove disposizioni, chi non dispone di alcun apparecchio in grado di ricevere programmi radiotelevisivi - circa 20'000 economie domestiche - potrà chiedere di essere temporaneamente svincolato dal versamento del dovuto. L'esenzione sarà valida per cinque anni. Per Azione StopBillag.ch, oltre a essere solo temporanea, simile eccezione è anche nebulosa e ha il solo obiettivo di indorare la pillola, dividendo gli oppositori.

Stando a Bigler, mediante la revisione della normativa in materia di fatto il Consiglio federale ha creato una nuova tassa, sulla quale il popolo avrebbe dovuto essere consultato. In futuro, il Consiglio federale potrà decidere autonomamente sull'ammontare del balzello consultandosi solo con la SSR, aggirando anche il parlamento.

Oltre a ciò, tenuto conto delle entrate in calo della televisione pubblica, non sono da escludere in futuro aumenti del canone, già ora il più caro d'Europa. In merito alle aziende, poi, il direttore dell'USAM ha denunciato la doppia imposizione cui sarebbero soggette; gli imprenditori dovrebbero pagare sia per sé quali privati che come società. A suo dire, il limite di mezzo milione di franchi di fatturato è facilmente superabile: "pensate soltanto a un garagista", ha affermato.

Attualmente, per poter guardare la televisione e ascoltare la radio bisogna pagare complessivamente 462 franchi. Il soldi vengono impiegati per finanziare i programmi SRG SSR - 17 stazioni radiofoniche e 7 canali televisivi - e alcune emittenti private.

Lo scopo della revisione - la cui entrata in vigore è prevista per il 2018 - è semplificare il sistema di riscossione, giudicato oggi troppo complicato. Visti i progressi tecnologici che consentono di captare i programmi via smartphone, computer e tablet, è infatti sempre più difficile vincolare l'obbligo di pagare il canone alla sola presenza di apparecchi di ricezione radio-tv.

Grazie all'aumento delle persone che dovranno pagare la tassa, il Consiglio federale prevede inoltre una sua riduzione, da 462,40 franchi a 400 franchi annui, qualora la LRTV dovesse entrare in vigore. Nel novembre scorso, il Consiglio federale ha deciso di mantenere invariato a 462 franchi il canone radio-tivù fino al 2018. La Billag dovrebbe riscuotere questo balzello almeno fino al 2017.

Due iniziative anticanone

Oltre al referendum contro la LRTV, attualmente è in corso la raccolta delle firme per due iniziative popolari anticanone. L'iniziativa "Sì all'abolizione del canone radiotelevisivo (Abolizione del canone Billag)", presentata il 13 maggio, ha già superato l'esame preliminare. I promotori hanno ora tempo fino all'11 dicembre 2015 per raccogliere le 100 mila sottoscrizioni necessarie.

Il testo, lanciato dall'Associazione "No Billag", prevede che la Confederazione non possa riscuotere canoni, né sovvenzionare o gestire emittenti radiofoniche o televisive. Se l'iniziativa sarà accettata, le attuali concessioni con partecipazione al canone saranno revocate senza indennizzo.

La seconda modifica costituzionale, chiamata "Radio e televisione – senza Billag", prevede che i media audiovisivi si autofinanzino, senza che la Confederazione riscuota canoni per la ricezione dei programmi. Inoltre, le emittenti radiofoniche e televisive sarebbero soggette all'obbligo di concessione. Ciò significa che la concessione sarebbe autorizzata "per una località, una regione o una regione linguistica per un periodo massimo di dieci anni".

La Confederazione vigilerebbe affinché "per ogni località, regione o regione linguistica possano essere rilasciate più concessioni". Se l'iniziativa fosse accolta, le attuali concessioni sarebbero revocate senza indennizzo alcuno. Per questo testo il termine di consegna delle firme è fissato al 12 maggio 2015.

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