Navigation

No al diritto di voto a 16 anni, commissione

Il consigliere nazionale Andreas Glarner (UDC/AG). KEYSTONE/GAETAN BALLY sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 29 maggio 2020 - 17:07
(Keystone-ATS)

Col solo voto preponderante del suo presidente, l'UDC argoviese Andreas Glarner, la Commissione delle istituzioni politiche del Nazionale (CIP-N) ha respinto l'idea di abbassare da 18 a 16 anni il diritto di voto a livello federale.

Al voto, l'iniziativa parlamentare di Sibel Arslan (Verdi, BS) ha pareggiato 12 a 12, ciò che ha obbligato Glarner a dirimere la "vexata quaestio", nel senso sfavorevole all'iniziativa.

Secondo l'esigua maggioranza della CIP-N, precisa una nota odierna dei servizi parlamentari, prima di agire a livello federale occorre seguire l'evoluzione nei Cantoni. La CIP-N considera inoltre problematico il fatto di poter esercitare i propri diritti politici prima di aver raggiunto la maggiore età civile. Ritiene inoltre inopportuno creare differenze tra gli aventi diritto di voto, garantendo ad alcuni solo il diritto di voto attivo.

Per la minoranza, invece, la possibilità di partecipare a votazioni ed elezioni è un buon modo per iniziare i giovani alla vita politica. Una volta raggiunta la maggiore età subentrerebbe anche il diritto di voto passivo. La Confederazione dovrebbe dare l'esempio e concedere ai giovani il diritto di voto attivo a 16 anni, anche perché saranno proprio loro a doversi fare carico delle decisioni politiche prese oggi, sottolinea la nota.

Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: community-feedback@swissinfo.ch

Condividi questo articolo

Partecipa alla discussione!

Con un account SWI avete la possibilità di contribuire con commenti sul nostro sito web e sull'app SWI plus, disponibile prossimamente.

Effettuate il login o registratevi qui.