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Dubochet durante la cerimonia di Stoccolma.

KEYSTONE/AP TT NEWS AGENCY/JONAS EKSTROMER

(sda-ats)

Lo svizzero Jacques Dubochet, vincitore con due colleghi del Nobel per la Chimica 2017, ha ricevuto ufficialmente oggi pomeriggio il prestigioso riconoscimento durante una cerimonia a Stoccolma.

Il premio gli è stato consegnato direttamente da re Carlo XVI Gustavo di Svezia.

Ad accompagnare sul posto il 75enne professore onorario dell'Università di Losanna, vi erano fra gli altri sua moglie, i suoi due figli e la rettrice dell'ateneo vodese Nouria Hernandez. La delegazione che si è recata nella capitale svedese era formata pure da Sylvie Podio, presidente del Gran consiglio vodese e municipale di Morges, comune di domicilio del vincitore, e dalla consigliera di Stato vodese Cesla Amarelle.

Dubochet, insieme allo statunitense Joachim Frank (77 anni) e al britannico Richard Henderson (72), si è visto assegnare il premio per le ricerche nell'ambito della criomicroscopia elettronica. I tre si divideranno un assegno di nove milioni di corone svedesi (circa un milione di franchi).

La criomicroscopia elettronica è stata inventata proprio dallo scienziato svizzero assieme alla sua squadra negli anni '80. Henderson da parte sua, nel 1990, ha per primo riprodotto un'immagine in 3D di una proteina con una risoluzione a livello atomico, tecnologia che Frank ha in seguito perfezionato e reso più semplice da utilizzare.

Questa tecnica permette di studiare campioni biologici senza snaturarne le proprietà. Questi vengono infatti congelati a -170 gradi per conservare il loro stato originale. Diventa in questo modo possibile esplorare la struttura tridimensionale di proteine molto importanti, come quelle che rendono i batteri resistenti agli antibiotici e quelle che si trovano sulla superficie del virus Zika, così come degli enzimi implicati in patologie come l'Alzheimer.

Il professore vodese ha ricevuto dalle mani del monarca una medaglia d'oro e un diploma e a nome di tutti i vincitori ha pronunciato un breve discorso. "Siamo tre scienziati che lavorano nel campo della biologia con lo spirito dei fisici", ha detto secondo il testo scritto della sua allocuzione, aggiungendo tra il serio e il faceto "che non siamo mai stati tre buoni chimici".

Questa ricompensa è una testimonianza di unità della scienza, ha sottolineato Dubochet, mettendo in risalto come in 30 anni la sua invenzione abbia fatto passi da gigante grazie al lavoro degli altri due colleghi insigniti del Nobel. Concludendo, ha invitato i suoi successori a fare il miglior uso possibile di questo strumento.

Dubochet nasce ad Aigle (VD) nel 1942 e nel 1955 viene identificato come il primo dislessico ufficiale nel canton Vaud. Nel 1967 consegue il diploma di ingegnere fisico all'Università di Losanna e due anni dopo ottiene un certificato in biologia molecolare all'Università di Ginevra. Nel 1973 sostiene la tesi in biofisica, realizzata a Ginevra e a Basilea.

La sua carriera si sviluppa inizialmente in Germania, a Heidelberg, prima del ritorno a Losanna nel 1987, dove viene nominato professore al dipartimento di analisi ultrastrutturale e direttore del centro di microscopia elettronica.

In pensione dal 2007, Dubochet si dedica ora alle sue passioni, fra cui spiccano la montagna e la natura. Molto interessato alla politica, si definisce di sinistra e tiene un blog nel quale commenta l'attualità. È il 28esimo svizzero a potersi fregiare di un Nobel, l'ottavo nel campo della chimica.

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SDA-ATS