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Se l'è aggiudicata un collezionista fiorentino, con un'offerta da 100 mila euro (108'800 franchi), la medaglia del premio Nobel di Salvatore Quasimodo.

Una cifra di gran lunga inferiore al suo reale valore, che all'estero arriva a sfiorare addirittura gli 800 mila dollari (circa 820'000 franchi). Ed è polemica con il ministero italiano dei beni culturali che, dopo aver escluso dall'asta i compratori stranieri con l'avvio della procedura di interesse culturale, non ha presentato offerte.

"Sono sorpreso che, dopo tanta enfasi mediatica, i suoi rappresentanti siano venuti sin qui senza alzare la paletta nemmeno una volta", commenta Giulio Filippo Bolaffi, presidente e amministratore delegato di Aste Bolaffi.

Nel salone della casa d'aste torinese, in via Cavour, erano presenti per il ministero Andrea De Pasquale, direttore della Biblioteca nazionale centrale di Roma, e il soprintendente di Torino, Luisa Papotti. Visto l'importo raggiunto, il ministero "ha ritenuto sufficiente avere garantito, con l'avvio della procedura di apposizione del vincolo, la tutela del materiale, la sua permanenza all'interno del territorio nazionale e il divieto di esportazione".

Per questo "simbolo assoluto di immortalità culturale", come Bolaffi definisce la medaglia, 202 grammi di oro 23 carati, ricevuta dal poeta siciliano nel 1959 per il Nobel di letteratura, i giochi potrebbero però presto riaprirsi. Alessandro Quasimodo, il figlio del premio Nobel che ha deciso di mettere all'asta la medaglia "per altruismo", con la speranza che in futuro "possa essere fruita pubblicamente", potrebbe infatti presentare ricorso contro i vincoli imposti dal ministero. "Ha ancora 45 giorni di tempo per farlo - spiega Bolaffi - e non è escluso che al ricorso si unisca anche l'acquirente".

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SDA-ATS