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Come previsto dall'accordo sul nucleare del 14 luglio, l'Iran ha cominciato a rimuovere dai suoi impianti nucleari migliaia di centrifughe per l'arricchimento dell'uranio.

Questa attività è infatti al centro delle preoccupazioni internazionali per un suo possibile impiego militare, che Teheran ha sempre negato.

Secondo indiscrezioni raccolte dall'agenzia Ap, dal giorno in cui è cominciata la fase attuativa dell'accordo - il 18 ottobre - l'Iran, delle circa 19.000 centrifughe in suo possesso prima dell'intesa, ne ha rimosse circa 3.000 dall'impianto principale, dove ne sono rimaste oltre 11 mila, e altre da uno minore (circa 4.500 tra Fordo e Natanz secondo la Reuters).

Tuttavia, secondo le fonti diplomatiche anonime dell'Ap, le centrifughe rimosse fino al 15 novembre non erano attive da tempo mentre le altre rimaste, benché non in funzione, potrebbero tornare ad esserlo in breve tempo.

In base all'accordo di Vienna, l'Iran dovrebbe ridurre a circa 6.000 le sue centrifughe ed usarne solo 5.000 circa per l'arricchimento. Il rapporto dell'Aiea è stato presentato in forma riservata al Consiglio di sicurezza dell'Onu ed ai 36 componenti del Consiglio dei Governatori dell'Agenzia.

Quest'ultima, secondo l'accordo, dovrebbe vigilare sull'attuazione degli adempimenti da parte dell'Iran, ai fini della revoca del sanzioni nel giorno in cui l'accordo sarà definitivamente operativo.

Nel dare il suo via libera condizionato all'accordo, la Guida suprema Ali Khamenei ha disposto che alcuni impegni fossero realizzati dall'Iran solo dopo il rapporto definitivo dell'Aiea sulla "Possibile dimensione militare" (Pmd) del suo programma nucleare, atteso entro il 15 dicembre.

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SDA-ATS