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"Kayhan", il giornale più vicino alla Guida suprema iraniana Alì Khamenei, ha attaccato il "miraggio" di intesa nucleare in corso a Ginevra fra Iran e potenze 5+1 e ha parlato di proposte inaccettabili, di tentata "estorsione" da parte degli Usa i quali, attraverso "allucinazioni" mediatiche, cercano di spacciare un loro "cavallo di Troia" per concessioni.

In prima pagina, nel titolo di testa sul "miraggio di un accordo a Ginevra", il quotidiano conservatore chiede retoricamente: "Gli Usa cercano i colloqui o l'estorsione?" In un editoriale non firmato e quindi riconducibile al direttore Hossein Shariatmadari, nominato dal leader della rivoluzione islamica iraniana, "Kayhan" sostiene che "la spedizione" di ministri degli Esteri a Ginevra e le dichiarazione dei responsabili di Usa, Francia e Gran Bretagna "non preparano un terreno accettabile per ottenere positivi risultati". L'editoriale chiede perché i ministri si siano precipitati nella città svizzera nonostante la squadra negoziale iraniana non sia entrata nel dettaglio e abbia ripetuto che l'arricchimento dell'uranio "è la nostra linea rossa".

Chiedere di fermare la produzione di uranio arricchito al 20% e concedere lo sblocco di parte dei fondi iraniani congelati all'estero "significa che gli Usa cercano l'estorsione", spiega "Kayahn" aggiungendo che "per questo ci si aspetta che la squadra iraniana sventi il nuovo trucco degli Usa e dei suoi alleati".

In un altro editoriale, firmato e perciò minore, si sottolinea che i colloqui di Ginevra "sono ancora solo l'inizio di una strada accidentata" e gli iraniani dovrebbero evitare di "diffondere allucinazioni al posto di realtà" usando anch'essi "il metodo dei media occidentali". Questa tendenza mediatica "vuole dimostrare che il cavallo di Troia degli Usa sia un privilegio", aggiunge il commentatore riferendosi alla sospensione dell'arricchimento dell'uranio concordata proprio dieci anni fa e poi revocata dall'Iran "con costi elevati".

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SDA-ATS