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Nuova Caledonia vota per indipendenza dalla Francia

La Nuova Caledonia torna alle urne per decidere se diventare indipendente o rimanere francese. KEYSTONE/AP/THEO ROUBY sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 02 ottobre 2020 - 21:27
(Keystone-ATS)

Torna alle urne due anni dopo la vittoria di misura del No la Nuova Caledonia, arcipelago del sud Pacifico, per decidere se diventare indipendente o rimanere francese.

Nel 2018, finì con i lealisti vittoriosi con il 56,7% dei voti, uno scarto decisamente inferiore a quanto previsto dai sondaggi. Per gli indipendentisti, la sconfitta si è rivelata un incoraggiamento a riprovarci, per i fedeli al governo francese un passo falso. In assenza di sondaggi, gli osservatori propendono per un duello ancora più serrato, ancora una volta con lieve prevalenza del No.

L'arcipelago, francese, dal 1853 e lontano 18.000 chilometri da Parigi, ha avuto il suo momento caldo con l'insurrezione a metà anni Ottanta, con gli indipendentisti kanaki furiosi contro il potere centrale della Francia e i suoi sostenitori locali, di origine europea. Ci furono più di 70 morti, il momento più difficile fu il rapimento e la detenzione di ostaggi nella grotta di Ouvéa, nel 1988, dove alla fine furono uccisi 19 militanti kanaki e 6 militari francesi.

In quello stesso anno, però, furono firmati gli accordi di Matignon, l'inizio della riconciliazione e del percorso di emancipazione del territorio francese, costruito attorno al riequilibrio economico, politico e su una spartizione condivisa del potere fra le due comunità, quella indipendentista dei kanaki e quella filoeuropea dei "caldoches", gli eredi dei primi deportati francesi e dei colonialisti bianchi, che sono i più fedeli alla madrepatria.

Nell'accordo sono previsti passaggi di potere e una graduale autonomia fino all'organizzazione del referendum di autodeterminazione. Di qui l'organizzazione della consultazione del 2018, con la possibilità, prevista dalla legge, di una "rivincita" proprio per non lasciare che il destino dell'arcipelago sia deciso da un solo episodio elettorale.

In questi due anni, il clima politico si è acceso fra i lealisti e il Fronte di liberazione nazionale kanako e socialista (FLNKS), che sente di poter migliorare ancora il suo score. I responsabili dei partiti si sono spaccati sul sistema elettorale, sulla data del referendum (stabilita inizialmente al 6 settembre, poi rinviata causa Covid-19) e persino sull'uso della bandiera tricolore francese per tutto il materiale di campagna ufficiale.

Se vincerà ancora il No, la Nuova Caledonia resterà un territorio francese ma entro due anni gli indipendentisti potranno organizzare un terzo referendum dal momento che dispongono di un terzo dei seggi del Congresso, un'opzione alla quale si oppongono i fedeli alla Francia..Se vincerà il Sì, il FLNKS ha già fatto sapere di non auspicare alcuna rottura con la Francia ma di puntare a "negoziare nuovi rapporti" con Parigi, con un periodo di transizione di 3 anni prima della proclamazione vera e propria dell'indipendenza. Il primo ministro francese, Jean Castex, ha già convocato i responsabili delle parti politiche per i giorni immediatamente dopo il referendum.

Alle urne si andrà senza mascherine e senza alcuna misura di sicurezza sanitaria, essendo la Nuova Caledonia un territorio privo di contagi grazie a una riduzione drastica dei voli internazionali fin di primi segnali di epidemia e alla rigida quarantena imposta a chiunque arrivasse.

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