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La nuova legge sul servizio d'informazione (LSIC), pronta per le votazioni finali venerdì in parlamento, non piace ad Amnesty International.

Secondo l'organizzazione essa può portare a "gravi violazioni dei diritti fondamentali dei cittadini, in particolare in materia di protezione della sfera privata".

Il Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) potrà per esempio spiare spazi privati grazie a "cimici", oppure introdursi con i cosiddetti trojan nei sistemi informatici, rileva Amnesty International in una nota odierna.

Particolarmente problematica per i diritti umani, a detta dell'organizzazione, risulta essere l'esplorazione dei segnali via cavo. A determinate condizioni, il SIC potrà intercettare tutti i flussi di dati che scorrono dalla Svizzera verso altri paesi ed effettuare analisi sulla base di parole chiave. "Avrà così accesso al contenuto integrale delle comunicazioni elettroniche come e-mail, ricerche o telefonia via Internet".

Si tratta di un tipo di sorveglianza di massa preventiva, che si esercita senza che ci siano dei sospetti precisi di attività criminali, prosegue la nota. Secondo Patrick Walder, della Sezione svizzera di Amnesty International, siamo di fronte a un "intervento sproporzionato, che lede i nostri diritti fondamentali".

Per l'organizzazione, ad essere messo in questione, oltre al diritto alla sfera privata e al segreto delle telecomunicazioni, è anche il diritto di esprimere liberamente le proprie opinioni e la presunzione di innocenza. La legge minaccia infine il segreto professionale di medici, avvocati, preti e giornalisti.

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SDA-ATS