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Nuova Zelanda: poche speranze per sopravvissuti

Nel quarto giorno dopo il violento terremoto che ha raso al suolo gran parte di Christchurch, seconda città della Nuova Zelanda, le autorità ammettono che ci sono poche speranze di trovare sopravvissuti. Il bilancio ufficiale dei morti nel sisma - di magnitudo 6,3 e di bassa profondità quindi particolarmente letale - è salito a 113. Con oltre 228 ancora dispersi, il bilancio è destinato a moltiplicarsi nei prossimi giorni. Molti dei corpi recuperati, che risultano nella lista dei dispersi, non sono stati ancora identificati. Più di 2500 i feriti, di cui oltre 160 in modo grave. Circa 70 persone sono state tratte in salvo, ma l'ultima è stata estratta dalle macerie mercoledì pomeriggio. "Sono giorni duri", ha detto il sindaco della città Bob Parker, mentre un numero maggiore di vittime veniva identificato formalmente. "Dobbiamo chiedere ai cittadini di farsi forti davanti al dolore".

Le squadre di ricerca e di soccorso, rafforzate da specialisti appartenenti a nazioni esposte a terremoti fra cui Giappone, Taiwan e Usa, non vogliono arrendersi. "Finchè gli esperti sul terreno credono che vi sia una possibilità di trovare qualcuno oltre ogni ragionevole dubbio, l'operazione resterà di ricerca e salvataggio", ha assicurato il responsabile del centro nazionale di crisi, Allen Walley.

Gli sforzi dei soccorritori, ostacolati dalle scosse di assestamento a cui si aggiungono la pioggia e il freddo, si sono concentrati oggi su 10 edifici del centro fra i quali il palazzo di 6 piani della Canterbury Tv, che ospitava anche una scuola d'inglese per stranieri, in cui si trovavano fino a 120 persone, fra cui studenti giapponesi e cinesi. Altri corpi, tra 16 e 20, sono sepolti nella storica cattedrale anglicana, costruita nel XIX secolo, che i soccorritori hanno classificato come troppo pericolosa per potervi accedere.

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