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Nuovi Paesi a rischio: annunciarsi se appena tornati da ferie

Il nuovo responsabile della National COVID-19 Science Task Force, Martin Ackermann. KEYSTONE/ANTHONY ANEX sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 22 luglio 2020 - 16:17
(Keystone-ATS)

Le persone che sono appena tornate da un viaggio in uno Stato inserito da poco nella lista dei Paesi a rischio devono annunciarsi lo stesso alle autorità, affinché si decida su un'eventuale quarantena.

Lo ha ricordato oggi ai media Stefan Kuster, responsabile per la malattie trasmissibili presso l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP).

Kuster ha citato l'ordinanza al riguardo la quale prevede uno sguardo a ritroso di 15 giorni e ciò per impedire l'eventuale trasmissione del coronavirus.

In merito ai Paesi a rischio, la cui lista è stata aggiornata oggi con l'inclusione di diversi Stati e l'esclusione di altri, come la Svezia, Kuster ha precisato che essa viene modificata a seconda della situazione epidemiologica globale, senza che vengano fissate scadenze fisse, poiché la situazione può cambiare abbastanza velocemente.

Insomma, se una persona dovesse decidere di trascorrere le vacanze in Spagna e questo Paese dovesse finire sulla lista durante il suo soggiorno, deve sottoporsi alla quarantena, che piaccia o meno. Bisogna quindi fare i conti con una certa imponderabilità: come più volte affermato negli incontri precedenti coi media, "è il virus che determina il ritmo".

In merito alle liste di passeggeri di voli provenienti da Paesi a rischio, Kuster ha sottolineato che l'UFSP sta studiando la possibilità di una registrazione online dei dati salienti. Circa l'obbligo di quarantena, egli ha richiamato alla responsabilità individuale, spiegando che è impossibile controllare tutti a tappeto, un compito d'altronde espletato dai Cantoni.

Tuttavia, la stesura delle liste di Paesi a rischio ha avuto anche un effetto preventivo: molte persone hanno deciso semplicemente di non partire per l'estero, preferendo rimanere a casa, e annullando un viaggio previsto da tempo.

A proposito della situazione in Svizzera, Kuster ha sostenuto che si nota un certo incremento dei casi di positività (soprattutto nei Cantoni di Argovia, Zurigo, Vaud, Ginevra e Berna) e di ospedalizzazioni, ma l'importante è che le autorità siano in grado di ricostruire le catene infettive, che il virus insomma non sfugga di mano, e ciò a prescindere dal numero di casi confermati giorno dopo giorno.

Circa i controlli alle frontiere che qualcuno vorrebbe inasprire, secondo Kuster è impossibile controllare il flusso di persone - un milione - che giornalmente varca il confine col nostro Paese, specie via terra, per esempio sui treni o in auto. Controlli serrati come quelli messi in atto durante la prima ondata rischiano inoltre di causare problemi non solo all'economia, ma soprattutto al sistema sanitario, che dipende molto dai lavoratori esteri.

Un'opinione condivisa da Martin Ackermann, che dal primo agosto prenderà le redini della task force scientifica creata dalla Confederazione per il coronavirus sostituendo Matthias Egger. Ackermann, docente di microbiologia al Politecnico federale di Zurigo e all'Istituto di ricerca sulle acque (Eawag), ha spezzato ancora una volta una lancia in favore dell'applicazione di tracciamento SwissCovid. Il fatto che gli operatori Salt e Sunrise facciano pubblicità per l'app invitando i propri abbonati a scaricarla è un'azione benvenuta, ha affermato.

A detta del professore, quanti più dati si hanno su come e dove si muove il virus, meglio è per tutti, poiché ciò consente di adottare per tempo misure protettive che consentono di convivere col virus, limitando i danni alla popolazione e all'economia. Per il futuro, nell'attesa di un vaccino, sarà importante tenere sotto controllo la malattia, facendo in modo di non vanificare gli sforzi intrapresi finora per abbassare la curva dei contagi.

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