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Violentata a 11 anni da un 'branco', strangolata e poi buttata come una bambola rotta in un parcheggio abusivo in quella giungla di cemento che è Gurgaon, la città satellite di New Delhi dove i grattacieli delle multinazionali si alternano ai palazzoni dormitori e alle baraccopoli dei manovali immigrati. È l'ultimo orrore, in ordine di tempo, della lunga scia di violenze sessuali contro i minori in India, il gigante asiatico da un miliardo e 200 milioni di abitanti che sembra impotente di fronte a questa piaga sociale.

Da una recente statistica, basata sulle denunce di 13 anni, emerge che ogni mese avvengono 57 stupri, ovvero più di due al giorno. La bambina, figlia di lavandai, era uscita domenica sera per consegnare un fagotto di panni puliti e stirati a una famiglia di un quartiere bene a circa mezzo chilometro dalla sua casa.

Dalla ricostruzione della polizia, la piccola ha portato la merce a destinazione e ha ritirato i soldi. Poi è sparita. I genitori, non vedendola arrivare dopo mezzora, si sono subito allarmati. Le ricerche sono continuate frenetiche per tutta la notte, finché qualcuno ha visto il corpicino seminudo, senza slip, in un campo usato dai conduttori di autobus per parcheggiare i loro mezzi e per passare la notte.

Da un primo esame, sono subito balzati agli occhi i segni di strangolamento e le chiazze di sangue sulle parti intime. Gli inquirenti pensano che il crimine sia avvenuto altrove, probabilmente da parte di un gruppo di uomini a bordo di un auto.

Alcuni avrebbero visto un Suv circolare nel quartiere dove si era recata l'undicenne, ma sono solo sospetti. Sono state fermate anche diverse persone che vivono nella zona, tra cui un sadhu (un eremita). Ma per ora non ci sono ancora indizi, nonostante la polizia di Gurgaon abbia mobilitato diverse squadre di investigatori.

Di recente, nella città situata nell'hinterland della capitale indiana, ma che appartiene allo stato dell'Haryana, si è verificata un'escalation di violenze carnali.

Dopo la morte della studentessa di New Delhi, poi soprannominata Nirbhaya, stuprata a turno da sei ubriachi su un autobus nel dicembre 2012, l'India ha varato leggi più severe, che prevedono la pena di morte per gli stupratori che uccidono la loro vittima e accelerato i processi con dei tribunali speciali anti-stupro.

Ma secondo alcuni è la mentalità che deve essere cambiata, come quella che di recente ha fatto dire a un politico del partito indu-nazionalista dello Shiv Sena che "le accuse di stupro sono diventate una moda" perché possono essere usate per vendette personali, in riferimento alla vicenda di un poliziotto denunciato per un'aggressione sessuale.

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SDA-ATS