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Nuovo picco in Spagna, il Libano torna in lockdown

La Spagna in particolare resta nella morsa del virus. KEYSTONE/AP/Manu Fernandez sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 18 agosto 2020 - 20:23
(Keystone-ATS)

Ripartono dall'Europa i timori che le impennate dei contagi da Covid-19 non siano episodi sporadici che si esauriscono in pochi giorni, con la Spagna che registra un nuovo picco di oltre 2100 nuovi casi in 24 ore.

Passano dal Medio Oriente, in Libano, dove torna il lockdown per due settimane esclusi i quartieri di Beirut devastati dall'esplosione del 4 agosto, e arrivano a Seul, dove un nuovo pericoloso focolaio induce alla chiusura delle chiese. Un'onda lunghissima che sembra rincorrere il vaccino, mangiarsi il terreno - e il tempo - che separa la conta dei nuovi casi dall'antidoto, per il quale l'Organizzazione mondiale della sanità lancia un perentorio appello: che non sia oggetto di nazionalismi.

L'invito dell'Oms è a "prevenire i nazionalismi sui vaccini" e "garantire che le innovazioni siano disponibili per tutti, ovunque, a partire da quelli a più alto rischio". Il monito quindi è di "non ripetere gli errori del passato", riferendosi in particolare all'approvvigionamento di strumenti di prima necessità per i lavoratori in prima linea all'inizio della pandemia.

"Per un periodo di tempo - ha ricordato il direttore generale dell'Oms, Tedros Ghebreyesus - alcuni Paesi, causa il lockdown, sono rimasti senza forniture chiave. Il nazionalismo dell'offerta ha esacerbato la pandemia e ha contribuito al fallimento totale della catena di approvvigionamento globale". È questa dunque, ha aggiunto, "la lezione da imparare: sebbene vi sia un desiderio tra i leader di proteggere prima il proprio popolo, la risposta a questa pandemia deve essere collettiva" perché "nessuno è al sicuro finché tutti non sono al sicuro".

La ricerca avanza con alcuni Paesi in testa: la Cina fra questi, da dove arrivano nuovi dettagli su una promettente linea di ricerca che riguarda un vaccino sperimentale cui lavora il gruppo farmaceutico nazionale cinese, Sinopharm, che potrebbe essere pronto prima della fine dell'anno, "probabilmente a dicembre" stando al presidente dell'azienda Liu Jingzhen citato dal quotidiano locale Guangming Daily, scrive El Pais, e secondo cui il trattamento dovrebbe avere anche costi contenuti.

Intanto il governo brasiliano ha autorizzato la sperimentazione di fase tre del possibile vaccino sviluppato dalla statunitense Johnson & Johnson, i test sono previsti su 7000 volontari in diversi Stati, mentre il governo Bolsonaro ha anche stanziato circa 400 milioni di dollari per sviluppare il vaccino dell'Università di Oxford prodotto da AstraZeneca. Con la stessa causa farmaceutica ha raggiunto un accordo anche l'Australia, ha fatto sapere il primo ministro Scott Morrison, precisando che "se questo risulterà efficace noi lo produrremo, lo distribuiremo e lo renderemo gratuito per 25 milioni di australiani".

In Europa intanto i numeri non danno tregua al governo di Madrid che dopo aver notificato ieri oltre 16 mila nuovi contagi dallo scorso venerdì, di cui quasi duemila in 24 ore, oggi ne indica altri 2128. La regione più colpita resta ancora quella della capitale e stando al Centro europeo di controllo e prevenzione delle malattie la Spagna è il Paese in Europa con la maggiore incidenza del virus per 100 mila abitanti.

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