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Obbligo adesivo "CH" è ragionevole, lo dice Nazionale

Anche in futuro, gli automobilisti svizzeri che si recano all'estero dovranno controllare di aver incollato sul retro del veicolo l'adesivo di riconoscimento "CH" se non vogliono essere multati. La mozione di Lorenzo Quadri (Lega/TI) che domandava una modifica della Convenzione di Vienna sulla circolazione stradale del 1968 affinché si potesse fare a meno di simile "orpello" è stata respinta dal Consiglio nazionale per 97 voti a 85 (7 astenuti), così come raccomandava il Consiglio federale.

Per Quadri, a periodi alterni gli automobilisti svizzeri che si recano in Italia sono oggetto di multe pretestuose perché sprovvisti dell'autocollante "CH".

A parere dell'esponente leghista, la presenza della bandiera federale e cantonale sulle targhe non lascia adito a dubbi sulla provenienza dell'automobile; le sanzioni rappresentano quindi una discriminazione rispetto agli altri utenti della strada, tanto più che i guidatori italiani che circolano nella Confederazione senza un segno distintivo nazionale non vengono puniti.

A parere del consigliere nazionale, oltre a giustificarsi per i motivi suddetti, una modifica della Convenzione di Vienna avrebbe il pregio di non esasperare i rapporti già tesi con Roma.

Replicando al deputato ticinese, la consigliera federale Doris Leuthard ha spiegato che Roma non fa che applicare la Convenzione in questione. La bandiera svizzera riprodotta sulle targhe elvetiche, affiancata da quella cantonale, non basta, poiché lo scudo rossocrociato dovrebbe apparire anche sulla targa anteriore, e non solo posteriore come ora.

A parere della ministra dei trasporti, gli sforzi per ottenere una modifica della Convenzione sono sproporzionati rispetto all'obiettivo che si intende raggiungere. "Noi crediamo - ha aggiunto - che il sacrificio richiesto agli automobilisti svizzeri per applicare un adesivo sia ancora ragionevole".

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