Contenuto esterno

Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.

Dopo il taglio dei tassi deciso dalla Cina e la possibilità di un ampliamento a dicembre del Qe della Bce, ancora una volta gli occhi dei mercati sono puntati sulla Fed.

Non tanto per una stretta monetaria che - salvo clamorose sorprese - per ora non ci sarà . Ma per capire se l'obiettivo di un rialzo entro la fine del 2015 resta ancora sul tavolo oppure verrà messo definitivamente in soffitta per quest'anno.

L'appuntamento è per il 27 e 28 ottobre, quando si riunirà il Fomc, braccio operativo della Federal Reserve. L'attesa è per le parole che pronuncerà Janet Yellen nel corso della conferenza stampa finale. Le già esigue probabilità di un rialzo dei tassi ora (sarebbe il primo dal 2006) sembrano essere definitivamente tramontate dopo la mossa delle autorità monetarie cinesi. Il taglio deciso da Pechino, infatti, anche a Washington viene letto come un'ammissione delle grandi difficoltà che sta incontrando l'economia del gigante asiatico. Un segnale che il governo di Pechino è ben consapevole di questa debolezza .

Yellen nelle ultime uscite ha sempre sottolineato come, nonostante i miglioramenti degli ultimi mesi, la ripresa dell'economia e del mercato del lavoro Usa resti troppo lenta e soprattutto esposta alle incertezze legate a fattori esterni. Come il rallentamento dell'economia globale su cui pesa enormemente proprio la frenata del pil cinese. Ecco che di fronte al taglio dei tassi della banca cinese è possibile - sottolineano alcuni analisti di Wall Street - che Yellen decida di allontanare la prospettiva di una stretta monetaria negli Stati Uniti, spostando l'orizzonte verso marzo 2016.

Sono in molti tra gli osservatori a crederlo. Gli esperti sottolineano come le probabilità di un rialzo dei tassi entro fine anno siano scese al 36% dal 59% di settembre. Mentre sono cresciute al 60% le probabilità di una stretta il prossimo mese di marzo. E i mercati potrebbero apprezzare questo cambiamento di orizzonte. Ma quello che chiedono alla Fed è principalmente una cosa: chiarezza.

La fine di un'incertezza - anche nelle parole e nelle espressioni usate - che contribuisce all'attuale volatilità. Una richiesta che tra l'altro arriva da più fronti, come dal Fondo monetario internazionale e dalla Banca Mondiale che hanno lanciato più di un appello perché i tassi della Fed restino vicino allo zero ancora per molto tempo. Perché alzarli adesso - si spiega - significherebbe colpire le economie emergenti, non solo la Cina, e i loro sforzi per contrastare l'attuale momento di crisi.

"Se la crescita economica americana perde vapore - si spiega negli ambienti degli investitori - il rischio è che possa tirare giù l'intera economia mondiale". Senza trascurare che un aumento dei tassi porterebbe ad un ulteriore apprezzamento del dollaro che metterebbe in maggiore difficoltà il settore dell'export 'Made in Usa'".

Gli occhi sono però puntati anche sulle prossime mosse della Bce, dopo che Mario Draghi ha aperto uno spiraglio per un rafforzamento del programma di stimolo dell'economia a dicembre, il cosiddetto Quantitaive Easing. Sarebbe una ulteriore boccata di ossigeno per l'Eurozona, anch'essa alle prese con una ripresa asfittica e i rischi di deflazione.

All'orizzonte, probabilmente, un aumento da parte dell'Eurotower dell'acquisto di titoli e un taglio al già negativo tasso sui depositi.

Neuer Inhalt

Horizontal Line


subscription form

Abbonatevi alla nostra newsletter gratuita per ricevere i nostri articoli.

swissinfo IT

Unitevi alla nostra pagina Facebook in italiano

SDA-ATS