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L'economia svizzera va bene, ma la crescita della produttività è debole, valuta l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). Quest'ultima consiglia di agire nel settore immobiliare e vorrebbe una spesa pubblica più efficiente.

La crescita economica del Paese ha conosciuto un forte balzo dopo la recessione del 2009, sottolinea il rapporto dell'OCSE sulla politica economica della Svizzera per il 2015, presentato oggi a Berna.

Ma il forte apprezzamento del franco che è seguito all'abbandono della soglia minima di cambio con l'euro da parte della Banca nazionale svizzera (BNS) il 15 gennaio scorso è nocivo per la crescita a corto termine.

Inoltre, l'approvazione dell'iniziativa contro l'immigrazione di massa a febbraio del 2014 dovrebbe portare a limitare l'immigrazione. Di conseguenza "una progressione più sostenuta della produttività sarà della massima importanza nei prossimi anni", preconizza il rapporto.

Per quanto riguarda il settore immobiliare, l'OCSE constata che i prezzi reali sono decollati. Dato che le banche sono fortemente influenzate da questo ambito, i prestiti ipotecari residenziali sono al 120% rispetto al PIL, il dato più elevato di tutti i Paesi dell'OCSE.

L'aumento dell'offerta è stata limitata da regole restrittive d'occupazione dei suoli e malgrado le misure che permettono di attenuare queste tensioni, i poteri pubblici dovranno "accentuare la reattività dell'offerta per assicurare un atterraggio morbido ed evitare esplosioni di prezzo insostenibili", indica l'OCSE.

La Svizzera dovrebbe inoltre migliorare ulteriormente "l'efficienza della spesa pubblica" per far fronte all'invecchiamento della popolazione, che farà aumentare la domanda di servizi pubblici e ridurrà gli introiti.

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SDA-ATS