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L'esame della legislazione fiscale elvetica da parte dell'OCSE è ancora fermo poiché per passare alla seconda fase essa dovrebbe soddisfare almeno una di tre condizioni in materia di assistenza amministrativa secondo gli standard dell'organizzazione. Lo afferma Pascal Saint-Amans, direttore del centro di politica fiscale dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) in un'intervista pubblicata dai quotidiani "Der Bund" e "Tages Aneziger".

I tre punti menzionati sono i problemi di trasparenza legati all'azione al portatore, l'impossibilità di concedere assistenza amministrativa senza informare la persona interessata e la disponibilità di un numero sufficiente di convenzioni di doppia imposizione.

Mario Tuor, portavoce della Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali (SFI), ha indicato ai due quotidiani che la Svizzera intende mettere in atto tutti e tre i punti in questione, ma non precipitosamente.

Per quanto riguarda una maggiora trasparenza nel campo delle azioni al portatore, in febbraio sarà avviata una procedura di consultazione sulle proposte del Consiglio federale. Ci vorrà quindi un po' di tempo per cambiare la situazione. Lo stesso vale per il numero delle convenzioni di doppia imposizione: secondo Tuor 30 sono in vigore, altre sono state raggiunte e altre ancora sono in fase di negoziazione.

Quanto all'assistenza amministrativa il Consiglio federale, rispondendo a una mozione della consigliera nazionale Susanne Leutenegger Oberholzer (PS), ha spiegato di essere disposto ad andare incontro alle esigenze dell'OCSE introducendo eccezioni. A tal fine tuttavia il Parlamento dovrà votare una modifica della legge sull'assistenza giudiziaria, appena approvata in settembre. Secondo il portavoce della SFI, non esiste ancora un progetto in merito.

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SDA-ATS