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Villaggi rasi al suolo, donne e bambini sgozzati, omicidi di massa. A tre settimane dalle elezioni presidenziali in Nigeria, i fondamentalisti islamici Boko Haram hanno ulteriormente intensificato l'offensiva contro città e villaggi nel nord-est, peraltro abitati a grandissima maggioranza da musulmani.

A partire dalla notte scorsa hanno sferrato attacchi coordinati di inaudita violenza contro la capitale dello Stato di Borno, Maiduguri, e contro la vicina località di Monguno. Hanno però trovato l'accanita resistenza dell'esercito regolare che, con operazioni di terra e dall'aria, sembra siano riusciti a impedire la caduta della città.

Nel pomeriggio i militari hanno esteso a 24 ore il coprifuoco, già in vigore da un anno per 12 ore al giorno. Attualmente nessun civile può entrare o uscire dalla metropoli e Amnesty International ha lanciato un drammatico grido d'allarme. "Temiamo - ha comunicato l'organizzazione umanitaria - che la vita di centinaia di migliaia di civili sia in pericolo".

Maiduguri ha più di un milione di abitanti e se i Boko Haram la conquistassero si impadronirebbero di un nodo di enorme importanza strategica e commerciale per il "Califfato" che, in stretto coordinamento con l'Isis di Abubakr al-Baghdadi, gli integralisti stanno cercando di imporre come stato indipendente nel nord-est della Nigeria.

Bloccati a Maiduguri con un bilancio di almeno 200 combattenti morti, stamane i Boko Haram si sono però spostati più a sud, nello stato di Adamawa, al confine con il Camerun. Qui hanno avuto campo libero, le milizie di autodifesa degli abitanti non sono riuscite a fermarli e alcuni superstiti riferiscono di un'ennesima carneficina.

Sopravvissuti fuggiti nella foresta hanno raccontato che i fanatici sono arrivati all'alba mitragliando e lanciando bombe a mano, hanno incendiato e raso al suolo interi villaggi, "sgozzando come agnelli donne e bambini". I testimoni hanno citato Garta, Mbororo, Shadu, Liddle, Kamala e Ghumci, località che sarebbero state letteralmente cancellate dalla carta geografica. E Michika, una cittadina di circa 10.000 abitanti dove "non si riescono a contare i morti".

In questa situazione oggi a Lagos, capitale commerciale del più popoloso Paese d'Africa, è arrivato il segretario di stato Usa, John Kerry. Una visita lampo per incontrare il presidente uscente Goodluck Jonathan, cristiano del sud che si è ricandidato, e il suo principale avversario Muhammadu Buhari, ex dittatore militare negli anni Ottanta, musulmano del nord che della lotta ai Boko Haram ha fatto il suo vessillo elettorale.

"Quelle del 14 febbraio saranno le più imponenti elezioni democratiche del continente - ha detto Kerry -. È assolutamente necessario che questo voto si svolga in modo pacifico e che la consultazione sia credibile, trasparente", senza brogli né violenze.

Impossibile dimenticare che nel 2011, dopo le ultime presidenziali che videro proprio la sconfitta di Buhari, solo nel nord la repressione delle proteste provocò più di 800 morti. E ora la situazione, nel gigante d'Africa i cui 170 milioni di abitanti sono divisi quasi a metà tra il nord a maggioranza musulmana e il sud quasi esclusivamente cristiano, è decisamente più pesante.

Nella tragedia causata dai Boko Haram oggi è comunque spuntata anche una buona notizia: sono stati liberati 192 donne e bambini rapiti dai miliziani lo scorso 6 gennaio nello stato di Yobe in una cittadina a circa venti chilometri dalla capitale regionale Damaturu.

Sono stati liberati ma nella maggior parte dei casi non potranno tornare alle loro case, ai loro mariti, ai loro padri. Il 6 gennaio - piangono alcuni anziani superstiti - le case erano state date alle fiamme e nella piazza del villaggio quasi tutti gli uomini erano stati ammazzati dalle raffiche dei kalashnikov.

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SDA-ATS