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Automobili e strade poco sicure, leggi permissive, mancati controlli fanno nel mondo una vera e propria strage, uccidendo 1,25 milioni di persone ogni anno - stesso ordine di grandezza di Aids o Tubercolosi - e sono la prima causa di morte tra 15 e 29 anni.

Anche se la cifra resta costante a dispetto del grande aumento del numero delle auto circolanti negli ultimi anni, avverte l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), c'è ancora molto da fare per evitare questo tributo, che è anche pari al 3% del Pil mondiale.

Il 90% delle morti, si legge nel 'Global status report on road safety 2015', avviene nei paesi a basso e medio reddito, dove circola però solo il 54% dei veicoli. L'Europa ha il più basso numero di incidenti per abitante mentre l'Africa ha il più alto.

Tra le categorie più a rischio ci sono i motociclisti, tra cui si verifica il 23% delle morti, seguiti dai pedoni (22%), mentre il tasso tra i ciclisti è del 4%.

Tre incidenti mortali su 4 hanno come vittime uomini. Nonostante alcune note positive l'obiettivo del millennio di dimezzare le morti entro il 2020, sottolinea il documento. "Il rapporto ci dice che siamo sulla buona strada - afferma Margaret Chen, segretario generale dell'Oms - ma che il cambiamento sta avvenendo troppo lentamente".

Nel mondo, avvertono gli esperti, solo 47 paesi hanno il limite a 50 all'ora per la città, e appena 34 hanno un limite di alcolemia per guidare giudicato sicuro. Se si va in moto l'obbligo del casco si trova soltanto in 44 paesi, mentre 53 hanno regole su come far stare i bimbi in auto.

"Grazie a leggi più severe e infrastrutture più sicure quasi mezzo miliardo di persone è più protetto rispetto a pochi anni fa - ha commentato Michael Bloomberg, l'ex sindaco di New York, la cui fondazione ha contribuito al rapporto - ma soprattutto dal punto di vista delle leggi c'è spazio per un grande miglioramento".

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SDA-ATS