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Olio extravergine compie 60 anni

Un prodotto che è alla base della cucina mediterranea. KEYSTONE/AP/ALESSANDRA TARANTINO sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 11 gennaio 2020 - 20:29
(Keystone-ATS)

Il principe della dieta mediterranea, l'olio extravergine di oliva, compie 60 anni e nella carta d'identità ha la cittadinanza italiana.

È infatti con una legge italiana del 13 novembre 1960 che è entrata in vigore la classificazione merceologica con cui ancora oggi nella penisola e nel resto del mondo si classifica come "extra vergine" (Evo) l'olio ricavato dalle olive.

Lo ricorda Luigi Caricato, uno dei massimi esperti italiani in campo olivicolo e fondatore di Olio Officina Festival (Oof) che, dal 6 all'8 febbraio a Milano celebra, insieme ai dieci anni del progetto culturale a favore della democratizzazione dell'olio, questo anniversario che attesta un primato italiano nella valorizzazione dell'oro verde.

"Siamo stati i primi al mondo - racconta Caricato all'agenzia Ansa - a trovare questa definizione merceologica sessant'anni fa. Si può dire che l'Italia ha inventato l'extravergine e poi tutti gli altri Paesi ci hanno seguito. Una scelta lungimirante che accompagna un prodotto che oggi è cambiato. Sessant'anni fa c'era la categoria, ma mancava mediamente la qualità. Il miglioramento - aggiunge - è iniziato negli anni Ottanta, soprattutto grazie alle politiche dell'Ue. Dagli anni Novanta l'esplosione e l'attenzione crescente nella ristorazione e nei consumi. Un'atmosfera positiva che però ha visto crescere la qualità nell'oliera ma nessuno ha investito negli uliveti. Il fabbisogno italiano annuo - precisa Caricato - è di un milione di tonnellate, delle quali 600 mila per consumi interni e 400 mila da destinare all'export. Non riusciamo a produrre questa quota per mancanza di terreni destinati all'olivicoltura professionale e per rinuncia alla ricerca e all'innovazione". Secondo l'esperto, "la tradizione sta diventando un abito vecchio ma intramontabile. Il comparto sembra rinunciare al concetto di smartphone in agricoltura e tutti i centri di ricerca sono chiusi così come gli uliveti sperimentali".

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