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Oltre 80 paesi si impegnano per scambio automatico informazioni

Questo contenuto è stato pubblicato il 29 ottobre 2014 - 18:40
(Keystone-ATS)

Oltre 80 paesi si sono impegnati oggi a Berlino a praticare dal 2017-18 lo scambio automatico di informazioni sui conti all'estero di propri cittadini. L'accordo multilaterale, che costituisce un progresso notevole contro l'evasione fiscale, è stato firmato nell'ambito dell'assemblea generale del Forum globale sulla trasparenza e lo scambio di informazioni in ambito fiscale.

"Evadere le tasse non varrà più la pena", ha detto il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble. Con questo accordo "si manda un segnale di lealtà e si produce trasparenza nel mondo globalizzato", ha continuato nel corso di una conferenza stampa con i colleghi italiano, britannico, francese e spagnolo.

L'accordo è stato firmato da 51 paesi, che si obbligano, a partire dal settembre 2017, a scambiare le informazioni sui conti privati per combattere il fenomeno dell'evasione fiscale. Quest'ultima "non è solo illegale, è immorale", ha detto il ministro delle finanze britannico George Osborne.

Tra i firmatari vi sono in particolare l'Unione europea (ma l'Austria applicherà lo scambio automatico soltanto nel 2018), così come paesi legati al segreto bancario quali il Liechtenstein e paradisi fiscali come le Isole Cayman e le Isole Vergini britanniche.

Una trentina di paesi, tra cui la Svizzera, si sono impegnati ad essere pronti nel 2018. "La Svizzera stila un bilancio positivo al termine dei due giorni di lavori", ha indicato all'ats l'ambasciatore Fabrice Filliez, incaricato delle questioni fiscali multilaterali presso la Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali (SFI) e a capo della delegazione elvetica a Berlino. Berna ha potuto far valere i progressi compiuti negli ultimi anni.

"La pressione sulla Svizzera è diminuita. Il calendario annunciato dal Consiglio federale sul passaggio allo scambio automatico di informazioni è stato ben accolto dagli altri partecipanti", ha sottolineato Filliez. In merito alla questione dovrà ancora pronunciarsi il parlamento ed eventualmente il popolo."Siamo in buona compagnia con la metà dei paesi del G20, Hong Kong e Singapore", ha rilevato l'ambasciatore.

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