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KEYSTONE/CHRISTIAN BEUTLER

(sda-ats)

L'anno scorso 6'443 persone si sono rivolte all'organo di conciliazione delle telecomunicazioni (Ombudscom), contro le 6'534 del 2014 (-1,4%).

Le procedure di conciliazione vere e proprie sono però aumentate del 20%, da 1'178 a 1'413, indica la relazione annuale 2015 pubblicata oggi.

Anche per il 2015 il motivo di ricorso più spesso invocato è quello della stipulazione contrattuale indesiderata tramite telefono, con 1'744 richieste e casi oggetto di procedure (27%), rileva l'Ombudscom, che funge da intermediario tra clienti e fornitori di servizi su incarico dell'Ufficio federale delle comunicazioni.

L'ombudsman Oliver Sidler rammenta a tale proposito in una nota: "Sorprende il fatto che in diversi casi sono state contattate dai fornitori di servizi di telecomunicazione interessati persone anziane con l'intenzione di accaparrarsi nuova clientela".

Nelle relative richieste di conciliazione i clienti e i loro rappresentanti legali "sono rimasti sconcertati da tale pratica". Infatti - rileva Sidler - le persone rivoltesi all'ombudscom non sarebbero state informate in modo trasparente sull'eventuale cambio di operatore e sui dettagli come ad esempio la durata contrattuale.

Nell'ambito delle procedure di conciliazione - nota ancora Sidler - sono state inoltrate solo poche registrazioni dei contratti avvenuti per colloquio telefonico. Questo è da ricondurre al fatto "che di regola i fornitori, dopo la richiesta di presa di posizione, annullavano il contratto e le spese a carico del cliente".

Al secondo posto tra i motivi di ricorsi figurano le contestazioni di fatturazioni (1'624 richieste e casi). Si trattava ad esempio di reclami su promozioni previste nell'abbonamento non considerate nella fattura, di contestazioni sul termine di pagamento o riguardanti la tassa applicata per l'invio della fattura cartacea o per altre incomprensioni, indica il rapporto annuale.

Al terzo posto fra le ragioni di chi si è rivolto nel 2015 all'Ombudscom sono le contestazioni riguardanti servizi a valore aggiunto (1'573 richieste e casi). L'organo di conciliazione rileva che gli inasprimenti delle disposizioni di legge sull'indicazione dei prezzi, dal 1° luglio 2015, in particolare l'obbligo supplementare di confermare l'acquisto o l'attivazione su una pagina check-out del fornitore di servizi di telecomunicazione, non hanno condotto ad alcuna diminuzione di ricorsi. Può darsi - commenta - che le nuove prescrizioni esplichino i loro effetti solamente a partire da quest'anno.

L'Ombudscom "ribadisce e sottolinea l'importanza di una procedura d'iscrizione legale e trasparente a favore della clientela", nell'ambito dei servizi a valore aggiunto e degli acquisti di singoli servizi. Ai fornitori chiede di "attenersi alla legislazione", ma "anche alla clientela incombe l'obbligo di leggere attentamente le condizioni e le informazioni sui prezzi prima dell'acquisto o dell'attivazione di servizi a valore aggiunto".

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SDA-ATS