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Fabrice A. (a sinistra) sul banco degli accusati, sorvegliato a vista dalla polizia.

KEYSTONE/FREDERIC BOTT

(sda-ats)

Prosegue oggi a Ginevra il nuovo processo contro Fabrice A., accusato di aver ucciso la socioterapeuta Adeline nel settembre 2013. Interrogato stamane dal procuratore generale Olivier Jornot, l'imputato ha mantenuto la sua linea di difesa negando la premeditazione.

In una sala di tribunale di nuovo affollata, il 42enne ha negato qualsiasi legame tra le scene violente di taluni film guardati in carcere con lo sgozzamento di Adeline.

"Non ho deciso di passare all'atto. Qualcosa mi ha invaso e mi ha spinto all'atto", ha sostenuto, evocando una "pulsione di morte". Ieri, nel primo giorno del processo davanti al Tribunale criminale, aveva già spiegato di essere stato preda di una pulsione più forte di lui nel momento in cui tagliava la gola ad Adeline, dopo aver legato a un albero la 34enne socioterapeuta.

Su richiesta del procuratore generale, Fabrice A. ha raccontato di essere stato talmente concentrato sulla sua fuga che non aveva sentito quel che Adeline gli diceva. In quel momento non provava empatia per la vittima, ha aggiunto.

Condannato a due riprese in Svizzera e in Francia per una precedente violenza carnale aggravata a complessivamente vent'anni di reclusione, Fabrice A. aveva espiato parte della pena in Francia, prima di ottenere nel 2008 di essere trasferito in Svizzera. Nel 2012 aveva chiesto e ottenuto di essere integrato in un centro socioterapeutico. L'omicidio di Adeline era avvenuto il 12 settembre del 2013 nei pressi di Ginevra, durante un'uscita accompagnata in un centro equestre della regione.

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SDA-ATS