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"Ne ho abbastanza di ripetermi", dice Fabrice A.

KEYSTONE/FREDERIC BOTT

(sda-ats)

L'imputato Fabrice A. si è arrabbiato con l'avvocato della parte lesa stamane a Ginevra nel secondo giorno del nuovo processo per l'uccisione della socioterapeuta Adeline, sgozzata nel settembre 2013.

"Lei non ascolta quando parlo", "ne ho abbastanza di ripetermi", "è chiaro per lei?", è sbottato a voce alta rispondendo alle domande dell'avvocato Simon Ntah, che rappresenta la famiglia della vittima e che gli chiedeva perché lo affascinasse tanto il film "Braveheart", che contiene una scena di sgozzamento.

Secondo Fabrice A. il suo interesse per il film è da mettere in relazione con il terrore vissuto nell'infanzia con sua madre, una teoria sviluppata da uno degli psichiatri che lo hanno avuto in cura."Ricreavo questo ambiente di terrore in questo film", ha affermato.

Sempre molto calmo, il presidente del Tribunale criminale Fabrice Roch è riuscito ad evitare che la situazione degenerasse.

Fabrice A. ha ammesso di aver elaborato uno scenario di evasione in cui prendeva anche in considerazione di uccidere qualcuno. "Era un'idea probabile", ha detto. "Ah ecco!", è immediatamente intervenuto l'avvocato Ntah, cercando di fargli ammettere una premeditazione che l'imputato nega. Ma quest'ultimo non gli ha dato corda: "Non riguardava per forza Adeline", gli ha ribattuto.

Il legale lo ha anche interrogato sull'interesse da lui mostrato per il "sadico di Romont", il pluriomicida friburghese che negli anni Ottanta uccise e seviziò almeno cinque adolescenti che facevano l'autostop, tra cui un 18enne ticinese, e che è stato condannato all'ergastolo nel 1989. Fabrice A. lo ha frequentato nel carcere vodese di Bochuz. La sua risposta: "Mi interrogavo su come si potesse togliere la vita e, sopratutto, farlo senza rimpianti". "Da parte mia - ha aggiunto - ho tolto la vita", ma "me ne rammarico, evidentemente".

SDA-ATS

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