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Le disfunzioni riscontrate presso il Servizio di applicazione delle pene (SAPEM) di Ginevra dopo l'uccisione della socioterapeuta Adeline erano note sin dal 2010. Le lacune, secondo quanto rileva oggi la "Tribune de Genève", erano emerse durante una verifica condotta dall'Ispezione cantonale delle finanze (ICF).

L'ICF, esaminando il sistema di controllo interno del SAPEM e il processo di esecuzione delle pene, aveva formulato dieci raccomandazioni, di cui sette considerate importanti, relative anche alla libera uscita "autorizzata" dei detenuti.

In un rapporto confidenziale aveva messo in evidenza come "le istruzioni fornite agli istituti" non fossero più aggiornate. "Il SAPEM, queste le constatazioni degli esperti, "non esercita nessuna supervisione volta ad assicurare che le competenze delegate ai direttori degli istituti vengano applicate da quest'ultimi in modo corretto".

L'ICF aveva quindi chiesto regole chiare, precisando che "la delega di competenze, nella misura in cui sia legittima, non dispensa l'autorità delegante dalle proprie responsabilità". Quanto all'esecuzione delle pene, l'ICF aveva constatato che "la ripartizione delle competenze" tra i vari servizi interessati "non era definita".

Il rapporto era stato trasmesso ai consiglieri di stato François Longchamp, allora presidente del governo, Isabel Rochat, responsabile del dipartimento della sicurezza,, e David Hiler, responsabile delle finanze. Una copia del documento era stato inviato anche ai presidenti delle commissioni della gestione e delle finanze del Gran Consiglio.

Il Dipartimento della sicurezza e polizia aveva preso atto delle raccomandazioni e accettato le scadenze fissate per la loro attuazione, nel 2010 e 2011.

Adeline, uccisa il 12 settembre durante "un'uscita accompagnata" da un detenuto già condannato per violenza sessuale, lavorava per conto del centro per il reinserimento sociale "La Pâquerette". Una recente indagine, condotta dall'ex consigliere di stato Bernard Ziegler, ha messo in evidenza tutta una serie di irregolarità giungendo alla conclusione che il SAPEM non avrebbe dovuto dare la propria autorizzazione.

Nemmeno La Pâquerette, secondo l'inchiesta, ha proceduto correttamente, dato che non ha tenuto in debito conto "la necessità di proteggere il proprio personale e la collettività".

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SDA-ATS