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Per riuscire a sconfiggere l'epidemia di Aids entro il 2030 serve un atteggiamento più aggressivo, iniziando a trattare i pazienti sieropositivi appena si fa loro la diagnosi e facendo prevenzione con i farmaci nei gruppi a rischio. E' la nuova strategia dell'OMS.

E' contenuta nelle linee guida pubblicate dall'Organizzazione mondiale della sanità sull'uso degli antiretrovirali, e potrebbe evitare nei prossimi quindici anni 21 milioni di morti e 28 milioni di nuovi casi.

Diversi studi, spiega l'organizzazione, hanno dimostrato che l'uso precoce della terapia non solo aumenta la sopravvivenza, ma riduce il rischio di contagio. In particolare, spiega Stefano Vella, direttore del dipartimento del Farmaco dell'Istituto Superiore di Sanità e uno degli estensori delle linee guida, i risultati dello studio 'Start' pubblicato pochi mesi fa, che ha dimostrato che il rischio di malattia grave e morte cala del 53% se si inizia la terapia subito, hanno spinto l'Oms a varare la strategia più 'aggressiva'.

Le precedenti linee guida prevedevano invece di aspettare che il conteggio del Cd4, che indica la gravità della malattia, scendesse sotto una soglia. "Ci sono state molte discussioni, c'è preoccupazione sia per i costi legati a questi trattamenti sia per la fattibilità di una strategia del genere - racconta Vella -, ma alla fine ha prevalso questa linea perchè i vantaggi sono chiari non solo per la salute personale del paziente, ma anche in termini di salute pubblica in quanto chi è trattato non è contagioso.

Le linee guida non sono un ordine, ovviamente, sta ai singoli stati accettarle. In quasi tutto il mondo occidentale questo modello di 'test and treat' è già in uso, ma bisogna estenderlo anche al resto del mondo".

Un altro concetto destinato a far discutere ribadito dalle linee guida è quello di 'profilassi pre-esposizione'. Se il trattamento viene dato alle categorie a rischio, hanno dimostrato diverse ricerche, si riduce di molto la probabilità di contagio.

Nel 2014 l'Oms aveva indicato negli omosessuali l'unica categoria eleggibile per la profilassi, ma ora il concetto è stato allargato a tutti i gruppi 'a particolare rischio'. "La profilassi riguarda soprattutto chi ha una attività sessuale intensa, soprattutto omosessuale, o categorie come le prostitute - spiega Vella -. Anche in questo caso i vantaggi sono chiari, tant'è vero che ci sono posti in cui è molto usata.

Il problema è che gli stati dovrebbero pagare per questa terapia, ed è invece molto difficile che venga rimborsata". Le nuove linee guida fanno parte degli obiettivi indicati dall'Oms entro il 2020, secondo cui il 90% dei sieropositivi dovrebbe ricevere una diagnosi, il 90% dei pazienti dovrebbe venire trattato e il 90% di chi è in terapia dovrebbe avere una carica virale pari a zero. In base alle nuove raccomandazioni, spiega l'Oms, il numero di persone che dovrebbe ricevere gli antiretrovirali nel mondo passerebbe da 28 a 37 milioni.

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SDA-ATS