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Ong, dal 2010 violazioni contro i bimbi cresciute del 170%

La denuncia arriva da Save the Children (foto d'archivio). KEYSTONE/AP/NAMVULA RENNIE sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 13 febbraio 2020 - 08:40
(Keystone-ATS)

Dal 2010 le gravi violazioni che hanno colpito i bambini sono aumentate del 170%, con maggiori probabilità per i bambini di essere uccisi o mutilati, reclutati, rapiti, abusati sessualmente, di vedere le loro scuole attaccate o di essere lasciati senza aiuti.

415 milioni di bambini in tutto il mondo - uno su cinque - vivono in aree colpite da conflitti, tra questi 149 milioni sono in zone di guerra ad alta intensità di violenze.

È la denuncia contenuta nel report di Save the Children dal titolo 'Stop the war on Children - Gender matters', lanciato in vista della Conferenza di Monaco, dove i leader mondiali discuteranno di sicurezza internazionale.

Il maggior numero di bambini che vive in zone di conflitto è in Africa (170 milioni), mentre in Medio Oriente si registra la densità più alta (un bambino su tre). Almeno 12'125 bambini sono stati uccisi o feriti dalla violenza legata ai conflitti nel solo 2018, un aumento del 13% rispetto al totale riportato l'anno precedente, con l'Afghanistan che risulta il Paese più pericoloso.

"È sbalorditivo - denuncia Filippo Ungaro, Direttore delle Campagne di Save the Children - che il mondo resti a guardare mentre i bambini sono presi di mira impunemente: dal 2005 è stato registrato che almeno 95'000 bambini sono stati uccisi o mutilati, decine di migliaia sono stati rapiti e a milioni è stato negato l'accesso all'istruzione o ai servizi sanitari dopo che le loro scuole e ospedali sono stati attaccati. I dati colpiscono, ma non rappresento la reale dimensione del dramma che sono costretti a subire i bambini in conflitto, che è molto più ampio".

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