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La comunità cristiana è nuovamente presa di mira in Siria: 12 suore ortodosse di nazionalità siriana e libanese sono state prelevate e portate verso una località sconosciuta da ribelli jihadisti che hanno fatto irruzione oggi nel convento di Santa Tecla a Maalula, storica cittadina cristiana a 60 chilometri a nord di Damasco. Intanto l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Navi Pillay, ha affermato che un'inchiesta dell'Onu ha prodotto le prove che il presidente Bashar al-Assad ha autorizzato "crimini di guerra e contro l'umanità" in un conflitto che ha ormai provocato quasi 126.000 morti, un terzo dei quali civili e oltre 6.000 bambini, secondo l'ultimo bilancio dell'Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus).

L'agenzia governativa Sana ha affermato che le suore del convento ortodosso di Santa Tecla sono state prese in ostaggio. Ma il nunzio apostolico a Damasco, mons. Mario Zenari, ha detto all'ANSA che non sono ancora chiare le intenzioni dei ribelli, apparentemente del gruppo jihadista Fronte al-Nusra, che hanno compiuto l'irruzione intorno alle 14.00 (le 13.00 ora svizzera).

Riferendo notizie apprese dal Patriarcato greco-ortodosso, l'inviato del Vaticano ha detto che "i miliziani hanno costretto sotto la minaccia delle armi le religiose ad abbandonare il convento, dicendo loro che le avrebbero portate a Yabrud". Una cittadina circa 20 chilometri a nord, sotto il controllo dei ribelli. Non è chiaro se gli jihadisti volessero prendere in ostaggio le 12 suore, o semplicemente impossessarsi del convento, situato in posizione strategica sulle alture che dominano Maalula.

L'intera regione del Qalamun, dove si trovano Maalula e Yabrud, è teatro da settimane di intensi combattimenti, con le forze lealiste impegnate in una vasta offensiva contro le postazioni dei ribelli. I jihadisti erano entrati una prima volta a Maalula nel settembre scorso, danneggiando le chiese e uccidendo alcuni civili. I ribelli erano stati poi costretti a ritirarsi sotto l'incalzare delle truppe governative e delle milizie cristiane armate. Ma erano rimaste appostate sulle montagne che circondano la località, che continuavano a tenere sotto il tiro dei loro cecchini.

Altri membri del clero cristiano sono da tempo tenuti in ostaggio: il padre gesuita italiano Paolo Dall'Oglio, scomparso alla fine di luglio a Raqqah, nel nord, sotto il controllo dei miliziani qaidisti dello Stato islamico dell'Iraq e del Levante (Isis), e due vescovi ortodossi rapiti in aprile tra Aleppo e Idlib. Di loro per ora non si sa nulla.

Per quanto riguarda l'inchiesta delle Nazioni Unite, secondo Navi Pillay sono state raccolte prove che indicano responsabilità "al più alto livello di governo, incluso il capo dello Stato" nel compiere "crimini molto gravi, crimini di guerra e crimini contro l'umanità". È la prima volta che l'Alto Commissariato dell'Onu accusa in modo così diretto il presidente Assad. In precedenza, l'inchiesta aveva prodotto prove di abusi dei diritti umani anche da parte dei ribelli.

Nel Sud, nel frattempo, il conflitto lambisce pericolosamente la linea di separazione con la parte delle Alture del Golan occupate da Israele. Un colpo di mortaio sparato dal territorio siriano è esploso stamane nella parte israeliana nei pressi della cittadina drusa di Majdel Shams, senza provocare vittime. Colpi di arma da fuoco, invece, sono stati sparati al valico di frontiera di Quneitra contro una pattuglia israeliana, che ha risposto con le armi. Nemmeno in questo caso ci sono stati feriti, secondo quanto riportano i media.

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SDA-ATS