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La stragrande maggioranza (96%) del personale attivo nella vendita è contrario a liberalizzare l'orario di lavoro, come vuol fare una legge in discussione da lunedì alle Camere. E' quanto emerge da un sondaggio realizzato dal sindacato Unia.

Soltanto l'1,85% dei 2520 interrogati si dice a favore, mentre il 2,1% non si esprime, indica in un comunicato odierno il sindacato, che ha compiuto il sondaggio tra maggio e dicembre 2015 presso grandi magazzini della Svizzera e su Facebook. I risultati sono stati omogenei in tutto il Paese, assicura Unia.

La forte opposizione alla legge che sarà trattata dal Nazionale si spiega innanzitutto con il fatto che la categoria dei venditori e delle venditrici è mal protetta contro le lunghe giornate di lavoro. Il 62% del personale rimane attivo ancora per 15-30 minuti dopo la chiusura del negozio, rileva Arnaud Bouverat, membro della direzione del settore terziario di Unia, citato nel comunicato.

Inoltre la metà del personale non possiede un contratto collettivo di lavoro e quelli che lo possiedono risultano mal protetti. Il lavoro nella vendita rimane precario: 50 mila persone su 320 mila ricevono un salario mensile inferiore a 4000 franchi. Con i settori alberghiero e della ristorazione, quello della vendita registra i salari più bassi, aggiunge Bouverat.

A tutt'oggi soltanto gli orari di lavoro contemplati in un contratto collettivo risultano vincolanti e offrono protezione al lavoratore, Qualora dovesse venir approvata la nuova legge, che impone a Cantoni e comuni orari di apertura minimi dei negozi, Unia promuoverà il referendum.

In autunno il Consiglio degli Stati ha respinto l'entrata in materia sulla nuova legge, che intende concretizzare una mozione del "senatore" ticinese Filippo Lombardi (PPD). Lunedì sarà il Nazionale a trattare l'oggetto. La sua commissione dell'economia e dei tributi raccomanda con un solo voto di scarto di approvare il disegno di legge del Consiglio federale.

Stando al testo governativo i negozi dovrebbero rimanere aperti in tutta la Svizzera dalle 06.00 alle 20.00 da lunedì al venerdì e dalla 06.00 alle 18.00 o alle 19.00 il sabato. Gli orari verrebbero così estesi in 14 dei 26 Cantoni. Sette Cantoni non hanno più alcuna restrizione.

In Ticino il Gran consiglio ha adottato una sua legge in materia, contro la quale Unia ha promosso il referendum e domenica si terrà la votazione popolare, in concomitanza con la consultazione federale su quattro oggetti.

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SDA-ATS