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Oro della BNS: "sì" a iniziativa sarebbe "fatale" per istituzione

Questo contenuto è stato pubblicato il 16 novembre 2014 - 13:58
(Keystone-ATS)

L'iniziativa per salvare le riserve d'oro della Banca nazionale svizzera (BNS) associa una soglia minima del metallo prezioso a un divieto di venderlo: un errore che potrebbe essere "fatale" per il buon funzionamento dell'istituzione. Lo sostiene il presidente della BNS Thomas Jordan in un'intervista rilasciata al "Matin Dimanche" e alla "SonntagsZeitung". "Ciò limiterebbe le attività a lungo termine della BNS", precisa.

"È in generale poco ragionevole - afferma Jordan - imporre a una banca nazionale quote fisse per determinati attivi" come chiede l'iniziativa sulla quale il popolo è chiamato a esprimersi il 30 novembre. "Dovremmo in pratica tenere più oro invece di dollari o yen", spiega Jordan. Ma l'istituzione non potrebbe più rivenderlo qualora dovesse ridurre il volume del suo bilancio.

L'iniziativa potrebbe persino far gola agli speculatori. "Non possono sognare di meglio che avere la certezza che qualcuno debba comprare circa 70 miliardi di franchi in oro e che non possa poi rimetterli sul mercato", avverte il presidente della BNS.

Il testo dell'iniziativa, lanciata nel settembre 2011 da esponenti dell'UDC, chiede che le riserve auree della BNS non possano essere vendute e che siano depositate in Svizzera. Inoltre la BNS deve mantenere una parte rilevante - non inferiore al 20% - dei propri attivi in oro, un obiettivo da raggiungere entro cinque anni dall'eventuale accettazione popolare.

I promotori dell'iniziativa ritengono che le misure siano indispensabili per garantire la stabilità del franco svizzero.

Un'argomentazione respinta da Jordan: "Non è la quantità d'oro in possesso della Banca nazionale a determinare la stabilità dei prezzi e quella del franco svizzero, ma la nostra politica monetaria".

Negli ultimi 20 anni la BNS è riuscita a mantenere l'inflazione a una media inferiore all'1%, ha ricordato. "Un tempo avevamo molto più oro rispetto ad oggi e malgrado ciò avevamo un'inflazione molto più forte".

Per Jordan il mantenimento del corso di 1,20 franchi per un euro resta lo "strumento centrale" per mantenere la stabilità dei prezzi, "che è il nostro compito".

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