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BERNA/TRIPOLI - Svolta nella crisi diplomatica tra Berna e Tripoli: Rachid Hamdani, uno dei due svizzeri trattenuti in Libia da oltre 19 mesi, è infatti stato autorizzato a lasciare il paese. Il suo compagno di sventura, l'imprenditore Max Göldi, dovrà invece scontare una pena di quattro mesi di carcere per violazione della legge sul soggiorno e l'immigazione.
Rachid Hamdani, che ha anche la nazionalità tunisina, ha lasciato in mattinata l'ambasciata svizzera di Tripoli, dove aveva trovato rifugio, e a bordo di una vettura della sede diplomatica elvetica si è recato, scortato dalla polizia libica, presso l'ufficio dei passaporti, dove ha ottenuto il visto d'uscita.
Fonti giornalistiche hanno indicato che è poi immediatamente ripartito, sempre in auto, in direzione della Tunisia, ma la notizia non ha trovato conferma da parte del Dipartimento federale degli affari esteri. La moglie di Hamdani, Bruna, in dichiarazioni rilasciate alla radio romanda e ticinese, ha anzi detto che suo marito in serata si trovava ancora nella capitale libica.
Max Göldi, riconosciuto colpevole e condannato a quattro mesi di detenzione e al pagamento di una multa si è consegnato alle autorità libiche con due ore di ritardo rispetto all'ultimatum fissato - per mezzogiorno - dal governo di Tripoli, che aveva peraltro mostrato i muscoli facendo circondare l'ambasciata svizzera da alcune decine di agenti di polizia e minacciando un'irruzione. L'imprenditore è stato ammanettato ed è stato quindi fatto salire su di una vettura.
Salah Zahaf, avvocato difensore dei due svizzeri, ha indicato che Göldi sarà rinchiuso nel carcere di Ain Zara, presso Tripoli, dove potrà ricevere visite in qualsiasi momento e dove gli sarà garantita assistenza medica. A sua disposizione avrà anche un traduttore.
I due svizzeri sono finiti nei guai dopo che il 15 luglio del 2008 la polizia aveva arrestato in un lussuoso albergo di Ginevra Hannibal Gheddafi, figlio del colonnello libico Muammar, e la moglie Aline, accusati di maltrattamenti nei confronti di due domestici maghrebini. Hannibal aveva dovuto trascorrere due notti in detenzione ed era poi stato rilasciato dopo il pagamento di un'ingente cauzione.

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SDA-ATS