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Pacchi bomba, domani test sui resti dei due plichi

Questo contenuto è stato pubblicato il 26 dicembre 2010 - 19:46
(Keystone-ATS)

ROMA - Cominceranno domani gli esami sui resti dei due pacchi bomba esplosi il 23 dicembre nelle sedi delle ambasciate di Svizzera e Cile a Roma e rivendicati dalla Federazione anarchica informale (Fai). Una rivendicazione, sostengono gli investigatori, "attendibile". che ha fornito "riscontri obiettivi" all'ipotesi che dietro le bombe vi siano quei gruppi che negli ultimi dieci anni, con diverse sigle, hanno firmato decine di attentati in Italia.
In attesa degli esiti degli accertamenti tecnici sulla composizione e sul confezionamento degli ordigni, che consentirà di verificare un'eventuale relazione tra il duplice attentato e le azioni compiute in passato e rivendicate dalla Fai, gli inquirenti continuano a lavorare per cercare di circoscrivere il contesto in cui sono maturati gli attentati. Un lavoro reso ancora più difficile dal fatto che i gruppi anarco-insurrezionalisti non hanno un vertice e un'organizzazione strutturata e, molto spesso le singole cellule che rivendicano gli attentati non si conoscono tra di loro nè, generalmente, sono a conoscenza delle azioni delle altre cellule. È probabile comunque che scatteranno presto una serie di perquisizioni e controlli in quegli ambienti anarchici radicali conosciuti dagli investigatori, in particolare in Toscana, Lazio e Piemonte.
Contestualmente all'attività investigativa pura e in vista della ripresa delle spedizioni dopo la pausa di Natale, si sta inoltre procedendo ad una serie di controlli nei centri di smistamento postali, visto che non si esclude del tutto che vi siano in circolazione altri pacchi. L'attenzione resta dunque alta, come dimostra anche l'allerta scatta il 24 mattina per un falso ordigno all'ambasciata d'Irlanda.
L'altro fronte su cui stanno lavorando gli analisti sono i legami internazionali della galassia anarchica: perché se è pressoché certo che gli ordigni siano stati confezionati in Italia da mani italiane, è altrettanto molto probabile che gli insurrezionalisti italiani - non più di 150 - siano in stretto contatto con quelli greci, spagnoli e svizzeri. Con l'obiettivo comune, dicono gli esperti, di "internazionalizzare le lotte" contro la repressione, le carceri, i Centri per gli immigrati e il capitale, approfittando della crisi.
Obiettivo, tra l'altro, ribadito nei documenti firmati delle sigle aderenti al Fai, come quello delle 'Sorelle in armi - nucleo Mauricio Morales' scritto per rivendicare l'attentato all'Università Bocconi di Milano e al Centro di identificazione ed espuslione (Cie) di Gradisca d'Isonzo (Gorizia) del dicembre 2009. "Vogliamo ampliare il patto di mutuo appoggio fuori dagli angusti confini di un singolo paese - scrissero - e non a caso abbiamo scelto di aderire alla campagna di lotta internazionale proposta da alcuni rivoluzionari in carcere". Così, "alla globalizzazione del dominio risponderemo con l'internazionalizzazione delle campagne insurrezionali" con "attacchi a consolati e ambasciate" ma anche a "qualsiasi forma di interesse economico e politico dei singoli paesi" fino alla creazione "di una rete solidale antirepressiva" per appoggiare i latitanti".
Intanto, migliorano le condizioni dei due feriti, un cileno e uno svizzero, che restano però ricoverati al Policlinico Umberto I, il primo con ferite più gravi alla mano.

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