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Pacifico: tre adolescenti alla deriva salvi dopo 50 giorni

Questo contenuto è stato pubblicato il 25 novembre 2010 - 17:55
(Keystone-ATS)

LONDRA - Funerali già celebrati e famiglie disperate che piangevano tre giovani vite inghiottite dall'Oceano. Ma i tre adolescenti, dati ormai per morti da tutti, erano in realtà vivi e vegeti, su una barchetta in alluminio alla deriva da quasi due mesi nel bel mezzo del Pacifico.
È l'incredibile storia capitata a tre ragazzini samoani (due di 15 e uno di 14 anni) salpati sulla loro barchetta per una regata il 5 ottobre scorso dagli atolli corallini di Atafu, delle remote isole di Tokelau (Nuova Zelanda), e poi scomparsi in mezzo al mare.
Dopo 50 giorni di ricerche, con le acque del Pacifico battute invano dai piloti dell'aeronautica neozelandese, dei tre giovanissimi si erano ormai perse le speranze. Mercoledì il miracolo, più da film alla 'Cast Away' interpretato dal naufrago Tom Hanks che da vita reale: un peschereccio alla ricerca di tonni, che si era spinto ben più in là della sua rotta abituale, a nordest delle isole Figi, avvista una barchetta sperduta in lontananza, e avvicinandosi sempre più per curiosità, scorge inaspettatamente le sagome di tre persone.
Tai Fredricsen, primo ufficiale della San Nikunau, sbalordito, si affaccia dalla nave: "Vi serve aiuto?", chiede ai ragazzi. "Ci serve moltissimo...", hanno la forza di mormorare i tre. Samuel Perez, Filo Filo e Edward Nasau (questi i nomi dei tre novelli Robinson Crusoe) erano andati alla deriva per quasi 800 miglia rispetto al punto da dove erano partiti.
Era praticamente impossibile rintracciarli senza un colpo di estrema fortuna. Malgrado il tempo trascorso in mare, agli occhi di Fredricsen i tre appaiono ovviamente provati ma tutto sommato in buone condizioni di salute: "Erano gravemente scottati dal sole, ma in realtà hanno avuto bisogno di semplice pronto soccorso, cioè della crema per alleviare le bruciature", ha raccontato l'ufficiale di bordo. I tre hanno raccontato di essere riusciti a sopravvivere alla loro Odissea mangiando solo un gabbiano che erano riusciti a catturare e un paio di noci di cocco.
E dato che negli ultimi giorni prima del ritrovamento aveva smesso di piovere, avevano cominciato a bere acqua di mare. Alimentare normalmente i tre, dopo un lunghissimo periodo di digiuno, probabilmente li avrebbe uccisi. Ma per fortuna (ancora), a bordo della San Nikunau c'era un ufficiale medico, che ha cominciato a nutrirli con pezzettini di frutta e piccoli sorsi d'acqua.
Dopo un po' i ragazzi sono tornati in forze, tanto da poter mangiare pasti completi. Ora, a bordo del peschereccio, i tre viaggiano verso la fine del loro incubo a Suva, la capitale delle Figi, dove saranno ricoverati in ospedale. Prima di poter finalmente riabbracciare le loro famiglie nella loro nuova seconda vita.

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