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Pakistan: attentato contro pacifista antiblasfemia, illesa

Questo contenuto è stato pubblicato il 03 novembre 2012 - 11:02
(Keystone-ATS)

Una pacifista pachistana che si era battuta per la liberazione della "bambina blasfema" Rimsha, è sopravvissuta a un attentato da parte di un gruppo di uomini armati a Islamabad. Lo riferiscono oggi i media pachistani.

Marvi Sirmed, che lavora anche per le Nazioni Unite, aveva ricevuto in passato diverse minacce di morte da parte degli estremisti islamici.

Gli attentatori, giunti su un veicolo, hanno intercettato la donna alla periferia della capitale ieri sera mentre tornava dall'ufficio. "Hanno sparato diversi colpi contro la mia auto, ma il mio autista per fortuna non si è fermato e siamo riusciti a scappare" ha raccontato l'attivista che è rimasta illesa.

La pacifista, è nota per la difesa dei diritti delle minoranze, come gli indù, i cristiani e gli sciiti, che sono costantemente nel mirino di talebani e fondamentalisti islamici. A causa delle minacce, era stata obbligata a cambiare di frequente la sua residenza. Nel caso di Rimsha Mahsid, la ragazzina accusata ingiustamente di avere bruciato delle pagine del Corano, si era mobilitata con una campagna di sensibilizzazione a favore della sua liberazione.

Dopo aver appreso la notizia, il ministro dell'Interno Rehman Malik ha ordinato di rafforzare la sicurezza intorno alla sua abitazione e ha chiesto alla polizia di fare luce sull'attacco. Sirmed è stata anche accusata di "parteggiare per gli indiani" perché indossa la sari (il vestito tradizionale indiano) e il "bindi" (il segno vermiglio tra gli occhi, simbolo degli induisti). In particolare, si era battuta contro la conversione forzata delle ragazze induiste.

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