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La permanenza di nove anni di Osama Bin Laden in Pakistan è stata possibile per "l'enorme incompetenza" degli organi statali e per l'incapacità dei servizi segreti militari a risalire ai suoi covi e complici. È la conclusione del rapporto di una commissione di inchiesta rivelato dal quotidiano The Dawn e poi pubblicato anche sul sito di Al Jazeera in versione integrale.

Il documento di 336 pagine, da mesi tenuto segreto dal governo, critica la potente intelligence militare dell'Isi scrivendo che "ha agito senza professionalità, scarso impegno per combattere il terrorismo e anche ostacolando l'attività delle altre agenzie di spionaggio".

Basato su circa 200 testimonianze, tra cui quelle preziose delle tre vedove che erano con lui nella villa di Abbottabad, il rapporto descrive minuziosamente la vita di Bin Laden da quando è arrivato in Pakistan nel 2002 dopo essere fuggito dall'Afghanistan fino agli ultimi drammatici momenti della sua uccisione nel blitz americano del 2 maggio 2011.

Sono descritti i ruoli dei suoi complici e anche alcune curiosità, come il cappello da cow-boy che usava indossare quando usciva di casa.

La Commissione, guidata dal giudice Javed Iqbal, definisce inoltre una "delle più grandi umiliazione militari" il raid dei Navy Sail ad Abbottabad, la città guarnigione che dista circa 100 chilometri da Islamabad.

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SDA-ATS