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La Corte Suprema pachistana ha esteso di altre tre settimane la scadenza dell'obbligo per il primo ministro Raja Pervez Ashraf di scrivere alle autorità svizzere in merito alla riapertura dell'inchiesta sui presunti fondi neri del presidente Ali Asif Zardari.

Su domanda del Pakistan, a Ginevra nel 1997 era stato aperto un procedimento contro Zardari e la moglie Benazir Bhutto, poi uccisa in un attentato il 27 dicembre 2007 a Rawalpindi. I due erano accusati di aver intascato commissioni illecite e tangenti dalle società SGS e Cotecna. La coppia nel 2003 venne condannata dal giudice ginevrino Daniel Devaud a sei mesi di detenzione con la condizionale, ma contro la sentenza venne interposto ricorso. Il caso venne definitivamente chiuso in Pakistan a seguito dell'amnistia proclamata nel 2007 dall'allora presidente Pervez Musharraf, che permise alla Bhutto di tornare in patria.

Di conseguenza, nel 2008 venne archiviato anche il procedimento svizzero e fu disposto il dissequestro dei fondi bloccati di Zardari, circa 72 milioni di franchi. Nel marzo 2010 l'allora procuratore generale ginevrino Daniel Zappelli aveva spiegato che l'"immunità personale assoluta" che protegge i capi di Stato mette al riparo Zardari da qualsiasi perseguimento penale in Svizzera: "Se non tolgono l'immunità (in Pakistan) è impossibile procedere".

Ashraf, comparso stamani davanti alla Corte Suprema, è il secondo premier che si trova a dover affrontare la stessa corte con l'accusa di oltraggio dopo Yousuf Raza Gilani, condannato lo scorso aprile e destituito in giugno dall'incarico. I giudici chiedono che il premier scriva a Berna chiedendo di indagare su possibili attività illecite di Zardari e dalla famiglia Bhutto.

Di fronte all'insistenza dei giudici sulla necessità che il governo invii una richiesta scritta alla Confederazione per la indagini sul capo dello Stato, Ashraf ha risposto che Zardari gode in questo caso di una totale immunità concessagli dalla Costituzione. Il premier ha comunque chiesto alla Corte tempo per poter consultare alcuni costituzionalisti su questa delicata questione.

Il presidente del tribunale, Asif Saeed Khan Khosa, ha risposto che a suo avviso il caso non è così complesso come viene presentato, ma ha comunque accettato la richiesta e disposto una nuova udienza per il 18 settembre.

Il termine stabilito nel precedente verdetto per Raja Pervez Ashraf era scaduto il 25 luglio, ma il procuratore generale dello Stato Altaf Qadir aveva chiesto un'estensione fino all'8 agosto. In tale data, la Corte Suprema ha poi emesso nei confronti del premier un mandato di comparizione per il 27 agosto, con l'accusa di "oltraggio" per il mancato rispetto dell'ordine dei giudici di riaprire il caso su presunti fondi neri depositati in Svizzera dalla famiglia Bhutto e dal presidente Asif Ali Zardari.

Una riunione d'emergenza della coalizione di maggioranza, guidata dal Partito del Popolo Pachistano (PPP), ha approvato ieri sera la presenza di Ashraf davanti ai giudici, mantenendo però la posizione che in base alla Costituzione pachistana Zardari gode di immunità.

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SDA-ATS