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ISLAMABAD - La più grande tragedia della storia aeronautica del Pakistan si è consumata oggi quando un Airbus della compagnia privata locale Airblue si è schiantato, già in vista della pista di atterraggio dell'aeroporto Benazir Bhutto di Islamabad, contro le colline di Margalla che circondano la città. I 152 passeggeri e membri dell'equipaggio sono tutti morti.
Dopo una giornata di frenetico lavoro, i soccorritori hanno annunciato che sono stati recuperati "circa 300 sacchi di resti umani e corpi mutilati", corrispondenti a praticamente tutte le persone che erano a bordo. Al riguardo, il presidente della Capital Development Authority, Imtiaz Elahi, ha riferito che "la situazione sul luogo del disastro è subito apparsa straziante. Si è trattato di una grave tragedia in cui non vi sono superstiti". Un elemento confermato anche dal ministro dell'interno, Rehman Malik.
Dawar Adnan, operatore della Mezza Luna Rossa pachistana, ha confermato una volta arrivato sul posto che "si vedono solo parti di corpi umani". "Questo è uno scenario veramente orribile. Abbiamo perlustrato quasi tutta la zona dell'impatto, ma non ci sono segni di vita." Fra i passeggeri gli unici stranieri erano due di origine statunitense - un dato confermato dall'ambasciata degli Usa a Islamabad -, un cittadino ceco e uno somalo.
Provvisoriamente le cause del disastro che ha colpito il volo ED202 fra Karachi e la capitale pachistana sono state attribuite dalla compagnia "al cattivo tempo ed alla spessa nebbia" che avrebbero portato il pilota a compiere un errore e ad urtare una zona impervia e di folta vegetazione ad oltre 1'000 metri di altezza.

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SDA-ATS