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Un ragazzo pachistano della provincia centrale del Punjab è stato condannato all'ergastolo in base alla severissima legge anti-blasfemia in vigore nel Paese asiatico musulmano. Lo riferiscono oggi i media locali.

Il giovane, Sajjad Masih, era stato arrestato lo scorso anno con l'accusa di aver mandato alcuni sms a un religioso mussulmano e ad altre persone in cui insultava l'Islam. Il fatto era successo nell'area di Toba Seek Singh. La polizia era riuscita a risalire al telefonino che aveva inviato i messaggi "blasfemi".

Ma non era intestato al ragazzo, bensì a una giovane ragazza sempre cristiana di nome Roma che aveva rifiutato una sua proposta di matrimonio. Dopo diversi mesi di indagine, gli inquirenti sono riusciti a capire che il cellulare era stato usato da Sajjad e che gli sms blasfemi erano mandati da lui per vendicarsi. Oltre alla prigione a vita, il tribunale lo ha anche condannato a una ammenda di 200 mila rupie pachistane (circa 2 mila dollari).

Secondo molti attivisti e esperti di diritti umani, la draconiana legge sulla blasfemia pachistana è spesso utilizzata per colpire le minoranze religiose, specialmente la comunità cristiana che abita nel Punjab. L'anno scorso, in un caso clamoroso, una bambina, Rimsha Masih, fu arrestata dopo essere stata falsamente accusata di bruciare pagine del Corano. Dopo accertamenti, emerse che era stato un complotto per sottrarre una proprietà alla sua famiglia e un "imam" (capo della moschea) finì in prigione. Rimsha ha però dovuto lasciare il Pakistan a causa delle minacce degli islamici e risiede ora all'estero con la sua famiglia.

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SDA-ATS