Un duplice attentato suicida ha causato oggi la morte di almeno 78 fedeli cristiani e il ferimento di oltre 100 in una storica chiesa di Peshawar, nel nord ovest del Pakistan, affollata per la messa domenicale. È uno dei più sanguinosi attacchi contro la minoranza cristiana e coincide con la volontà del governo del premier conservatore Nawaz Sharif di aprire il dialogo con i talebani.

La carneficina, rivendicata da una fazione emergente del principale gruppo talebano del Tehrik-e-Taleban Pakistan (Ttp), ha sollevato un coro di condanne e anche violente proteste dei cristiani in diverse città, tra cui Karachi dove si sono registrati scontri con la polizia. Anche il Papa è intervenuto sull'attentato definendolo il risultato di "una scelta sbagliata di odio e di guerra".

Secondo la ricostruzione della polizia, due kamikaze sono entrati nella chiesa di Ognissanti, che risale al 1883 e che sorge nelle antiche mura della città pashtun, alla fine della funzione religiosa quando i fedeli, circa 600, stavano uscendo all'esterno per ricevere un'offerta di cibo. Un poliziotto si sarebbe accorto della presenza di un attentatore, ma non ha fatto in tempo a bloccarlo prima che facesse esplodere il suo giubbotto imbottito con circa 6 chili di esplosivo misto a biglie di ferro. Il secondo kamikaze è entrato in azione circa 30 secondi dopo.

Fonti sanitarie, in serata, precisavano che tra le vittime ci sono 44 uomini e 34 donne. Tra i 106 feriti, 37 sono bambini. A rivendicare l'attentato è stato il portavoce dell'organizzazione fondamentalista islamica Jandullah, Ahmed Marwat, che ha contattato alcuni giornalisti locali. Ha detto che "fino a quando i raid dei droni non saranno fermati, continueremo a colpire, ovunque ne avremo la possibilità, obiettivi non musulmani".

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