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È una guerra sul serio, "non una guerra di religione", ma per "soldi", per "interessi", per le "risorse ambientali e per il dominio dei popoli", sostiene papa Francesco.

Qualcuno, sottolinea il papa, potrebbe pensare che sia una guerra di religione, ma non è così "perché tutte le religioni vogliono la pace, la guerra la vogliono gli altri, capito?".

Sulla giornata mondiale della gioventù (Gmg) di Cracovia, il giubileo dei giovani, incombe l'ombra della violenza e dell'odio insensato che ha colpito l'Europa, da Nizza a Rouen (F), passando per Monaco (D). Sicché papa Francesco, in volo verso Cracovia, risponde alla domanda di tutti, introdotta da padre Lombardi, su come viva la Gmg "in questa situazione", a partire dall'assassinio, ieri in Normandia del sacerdote Jacques Hamal.

"Quando parlo di guerra parlo di guerra sul serio, non di guerre di religione". "Si parla tanto di sicurezza, - spiega, quando a Cracovia sono impegnati 30'000 uomini delle forze dell'ordine, più un gruppo dell'Interpol, di poliziotti italiani, tedeschi, spagnoli, francesi, austriaci - ma la vera parola è guerra. Il mondo è in guerra a pezzi: c'è stata la guerra del 1914 con i suoi metodi, poi la guerra del '39-'45, l'altra grande guerra nel mondo, e adesso c'è questa. Non è tanto organica forse, organizzata sì non organica, dico, ma è guerra. Questo santo sacerdote è morto proprio nel momento in cui offriva la preghiera per la chiesa, ma quanti, quanti cristiani, quanti di questi innocenti, quanti bambini vengono uccisi. Pensiamo alla Nigeria 'ma quella è l'Africa', ma è guerra, non abbiamo paura di dire questa verità: il mondo è in guerra perché ha perso la pace".

"Ringrazio - ha detto ancora - tutti quelli che si sono fatti vivi per le condoglianze, e anche il presidente della Francia che ha voluto collegarsi al telefono con me, come un fratello, grazie". È significativo che il papa abbia ripreso il tema della "guerra a pezzi" dopo il lungo giro tra i giornalisti per salutarli, scambiare qualche parola con loro e ricevere qualche dono: "una sola parola per chiarire - ha detto riprendendo il microfono - quando parlo di guerra parlo di guerra sul serio".

La spiegazione è sembrata importante, giacché ha ricordato il ruolo di pace delle religioni e, come sempre, non ha distinto tra vittime cristiane, o islamiche, o laiche. Significative sono apparse anche le parole con cui ha dato la notizia della telefonata ricevuta dal presidente francese François Hollande, che ieri nelle dichiarazioni pubbliche aveva detto che non sono colpiti solo i cattolici ma la Francia e tutti i francesi.

Bergoglio e la Francia cioè sono apparsi oggi più vicini di quanto non accadde nel 2014, quando il papa condannò la strage di Charlie Hebdo, ma alcuni criticarono una sua successiva dichiarazione sul fatto che anche un amico non può offendere la madre dell'amico, altrimenti può ricevere in cambio un pugno. "La gioventù sempre ci dice di sperare, speriamo che i giovani ci diano speranza", ha voluto dire ai giornalisti, virando sulla 31esima Gmg, che si svolge nella terra di Giovanni Paolo II.

L'accoglienza dei polacchi è stata calorosa, dall'aeroporto, al Wawel nell'incontro con autorità e corpo diplomatico, in prima fila il giovane presidente Andrzej Dud. Papa Bergoglio ha ricordato il sogno di Giovanni Paolo II di un "nuovo umanesimo europeo", li ha invitati alla memoria buona, che riconcilia e non vede "ossessivamente solo il male". Ha esortato la Polonia ad accogliere chi fugge da guerre e fame. Stamane prima di partire era stato salutato a Santa Marta da 15 rifugiati, 9 ragazzi e 6 ragazze, ancora privi di documenti, che non possono partecipare alla Gmg.

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SDA-ATS