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Incontrando il clero di Cuba nella cattedrale dell'Avana per la liturgia dei Vespri, papa Francesco ha raccomandato "unità", invitando a rifuggire dall'"isolamento" e anche dall'"uniformità".

Il Papa, nel discorso scritto e consegnato, ha esortato a non farsi prendere da "una coscienza che tende ad isolarsi, a rifugiarsi nelle proprie certezze, sicurezze, nei propri spazi, a disinteressarsi della vita degli altri, chiudendosi in piccole 'aziende domestiche, che rompono il volto multiforme della Chiesa". "La tristezza e l'isolamento non prevalgano nel nostro cuore", ha avvertito.

Il Papa ha quindi richiamato all'"unità", ma ammonendo che "è frequente confondere unità con uniformità, con un fare, sentire e dire tutti le stesse cose". "Questo non è unità, ma omogeneità", ha aggiunto.

"I conflitti, le discussioni nella Chiesa sono auspicabili e, oserei dire, addirittura necessarie. Segno che la Chiesa è viva e lo Spirito continua ad agire e continua a renderla dinamica", continua nel suo discorso consegnato al clero. "Guai a quelle comunità dove non c'è un sì o un no! - ha aggiunto - Sono come quegli sposi che non discutono più perché hanno perso l'interesse, hanno perso l'amore.

Il Papa ha chiesto "a Dio che faccia crescere in noi il desiderio di prossimità. Che possiamo essere prossimi, stare vicini, con le nostre differenze, propensioni, stili, però vicini. Con le nostre discussioni, le nostre 'litigate', parlando di fronte e non alle spalle". E ha poi sottolineato che "quando ci sono volti tristi è un segnale di allarme, di qualcosa che non va bene".

"Quanto è importante, che preziosa testimonianza per la vita del popolo cubano - ha quindi concluso - è quella di irradiare sempre e dappertutto questa gioia, nonostante le stanchezze, gli scetticismi, a volte anche la disperazione, che è una tentazione molto pericolosa che atrofizza l'anima!".

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SDA-ATS