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Papa: basta conflitti in Siria, Iraq, Terrasanta e altrove

Il Papa chiede "pace per l'amata Siria e per l'Iraq, perché cessi il fragore delle armi e si ristabilisca la buona convivenza tra i diversi gruppi che compongono questi amati paesi." Ma chiede pace anche per la Terrasanta e non si scorda di altre regioni di conflitto.

"La comunità internazionale - afferma a proposito della situazione in Siria e Iraq nel messaggio Urbi et Orbi che ha rivolto dalla loggia delle benedizioni della basilica di San Pietro, dopo aver celebrato la messa della mattina di Pasqua - non rimanga inerte di fronte alla immensa tragedia umanitaria all'interno di questi paesi e al dramma dei numerosi rifugiati. Pace imploriamo - aggiunge - per tutti gli abitanti della Terra Santa. Possa crescere tra Israeliani e Palestinesi la cultura dell'incontro e riprendere il processo di pace così da porre fine ad anni di sofferenze e divisioni".

Il pontefice chiede poi pace "per la Libia, affinché si fermi l'assurdo spargimento di sangue in corso e ogni barbara violenza, e quanti hanno a cuore la sorte del paese si adoperino a favorire la riconciliazione e per edificare una società fraterna che rispetti la dignità della persona". E in Yemen "prevalga volontà di pacificazione".

Papa Francesco implora anche "il dono della pace per Nigeria, Sud-Sudan e per varie regioni del Sudan e della Repubblica Democratica del Congo. Una preghiera incessante salga da tutti gli uomini di buona volontà per coloro che hanno perso la vita - penso in particolare giovani uccisi giovedì" a Garissa, in Kenya, per i rapiti e i profughi.

Pace e libertà - afferma ancora Bergoglio, subito dopo aver ricordato la situazione dell'Ucraina - chiediamo per tanti uomini e donne soggetti a nuove e vecchie forme di schiavitù da parte di persone e organizzazioni criminali. Pace e libertà per le vittime dei trafficanti di droga, tante volte alleati con i poteri che dovrebbero difendere la pace e l'armonia nella famiglia umana. E pace chiediamo per questo mondo sottomesso ai trafficanti di armi, che guadagnano con il sangue degli uomini e delle donne".

"Agli emarginati - dichiara subito dopo Papa Francesco - ai carcerati, ai poveri e ai migranti che tanto spesso sono rifiutati, maltrattati e scartati; ai malati e ai sofferenti; ai bambini, specialmente a quelli che subiscono violenza; a quanti oggi sono nel lutto; a tutti gli uomini e le donne di buona volontà giunga la consolante voce del Signore Gesù: 'Pace a voi!' (Lc 24,36) 'Non temete, sono risorto e sarò sempre con voi!'".

"Il mondo propone di imporsi a tutti i costi, di competere, di farsi valere (...) Ma i cristiani - afferma ancora il pontefice - sono il germoglio di un'altra umanità, nella quale cerchiamo di vivere al servizio gli uni degli altri, e non essere arroganti, ma disponibili e rispettosi". "Questa non è debolezza, ma vera forza", viene da Dio, "che non ha bisogno di usare violenza, ma parla e agisce con la forza della verità, della bellezza e dell'amore".

Il Papa ricorda anche i negoziati sul programma nucleare iraniano: "con speranza affidiamo al Signore che è tanto misericordioso l'intesa raggiunta in questi giorni a Losanna, affinché sia un passo definitivo verso un mondo più sicuro e fraterno".

"Buona Pasqua a tutti, grazie per la vostra presenza, preghiera e entusiasmo, in una giornata tanto bella, e tanto brutta per la pioggia". Così il Papa, dopo la benedizione pasquale e dopo aver ascoltato gli inni suonati dalle bande vaticana e dei Carabinieri, si è congedato dai fedeli in piazza che hanno resistito a una giornata più che inclemente. Secondo gli organizzatori alla fine sono rimasti in più di cinquantamila.

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