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"Lampedusa sia esempio per tutto il mondo, perché abbia il coraggio di accogliere quelli che cercano una vita migliore", chiede il Papa al termine della messa, ringraziando i lampedusani sia per "l'accoglienza" che per la "tenerezza" verso gli immigrati. Con il primo viaggio del ponteficelatinoamericano i poveri, come ha osservato mons. Francesco Montenegro, diventano "piattaforma" per la voce dei papi e Lampedusa, come ha osservato il sindaco Giusi Nicolini, da ultima frontiera d'Europa diventa prima tappa del Papa pellegrino.

Nelle poche ore della sua prima missione, come invece osservano i cronisti, Bergoglio si accredita come voce mondiale, capace di chiedere giustizia e pace per gli ultimi e perdono per i grandi che decidono sulla tragedia della immigrazione, indicando anche alla Chiesa una agenda e uno stile.

Poche ore dunque, ma davvero dense di segni, per la visita di Jorge Mario Bergoglio nell'isola, con l'obiettivo di pregare per i morti in mare, sostenere i superstiti e motivare la popolazione locale all'accoglienza. Obiettivo significativo, visto che i 30 mila in otto anni morti in questo braccio di mare mentre cercavano una vita migliore simboleggiano i cento milioni di esseri umani che nel mondo vivono la condizione di profugo, tra fughe, violenze, sfruttamento.

E quando il Papa arriva al molo Favarolo dove incontra un centinaio di immigrati - cristiani e musulmani, anche tre donne, quasi tutti minorenni, e sente il racconto dell'odissea di un adolescente eritreo e la richiesta di aiuto da questi ai paesi europei - neppure due ore prima, sotto le stesse tettoie volontari e infermieri hanno accolto 170 uomini e donne salvati da un barcone a partire dalle due del mattino, e trasportati a terra da due motovedette, alcuni riscaldati con le coperte termiche, qualcuno parlava francese e diceva, ovviamente, di non aver idea che quel giorno sarebbe arrivato il Papa. Subito prima il lancio della corona di crisantemi bianchi e gialli davanti alla "Porta d'Europa", che ricorda i morti del naufragio di clandestini l'8 maggio del 2011.

Subito dopo, mentre le sirene dei pescatori suonano a distesa, papa Bergoglio sale sulla campagnola targata Milano prestatagli per questa visita e raggiunge il campo sportivo "Arena". Lì indossa i paramenti viola segno di penitenza e celebra con il calice ricavato dal legno di una imbarcazione naufragata, e nei pressi di una carcassa di barcone degli scafisti. Il Papa viene spesso interrotto con applausi. C'è anche il saluto di mons. Montenegro, arcivescovo di Agrigento, che ricorda le esigenze di giustizia e dignità degli immigrati. Ci sono le parole del Papa, dal saluto "oscià, respiro mio", al ricordo del Ramadam, alla denuncia della "globalizzazione dell'indifferenza", che ci fa vivere dentro una "bolla" di benessere individuale, "bella ma sempre bolla".

C'è la denuncia di una società ormai incapace di "piangere", cioè di "patire con" l'altro, per questo crudele, e disumana anche con se stessa. Così accanto al grido di Wojtyla contro la mafia lanciato da Agrigento, l'appello di Bergoglio per gli immigrati fa venire in mente il pianto di Ratzinger, a Malta, insieme alle vittime di abusi del clero.

Prima che il Papa lasci Lampedusa quelli che lo hanno incontrato, compresi padre Lombardi e mons. Montenegro, dicono che è "soddisfatto" e convinto di aver centrato l'obiettivo di aver sensibilizzato sulla tragedia dei profughi. "Anche i primi riscontri internazionali - osserva Lombardi - sono positivi". Ora dopo l'evento, si passa al quotidiano, per verificare quanto questo grido mite lanciato a Lampedusa possa cambiare le cose.

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SDA-ATS