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"Il mondo è pieno di persone che soffrono nel corpo e nello spirito, mentre le cronache giornaliere si riempiono di notizie di efferati delitti, che non di rado si consumano tra le mura domestiche" ha affermato papa Francesco nel suo messaggio pasquale 'Urbi et Orbi'.

Continuando: "le cronache si riempono di conflitti armati su larga scala che sottomettono intere popolazioni a indicibili prove".

"Di fronte alle voragini spirituali e morali dell'umanità, di fronte ai vuoti che si aprono nei cuori e che provocano odio e morte, solo un'infinita misericordia può darci salvezza - ha detto il Pontefice -. Solo Dio può riempire col suo amore questi vuoti, questi abissi, e permetterci di non sprofondare ma di continuare a camminare insieme verso la Terra della libertà e della vita".

Il Signore, ha spiegato, "ci dona il suo sguardo di tenerezza e di compassione verso gli affamati e gli assetati, i forestieri e i carcerati, gli emarginati e gli scartati, le vittime del sopruso e della violenza".

Il Papa augura "sentieri di speranza alla cara Siria, Paese dilaniato da un lungo conflitto, con il suo triste corteo di distruzione, morte, disprezzo del diritto umanitario e disfacimento della convivenza civile". Nel messaggio Urbi et Orbi prega per "i colloqui in corso, affinché con la buona volontà e la collaborazione di tutti" si raccolgano "frutti di pace" e si avvii la costruzione "di una società fraterna". Auspica poi "un incontro fecondo di popoli e di culture" nelle altre zone di Mediterraneo e Medio Oriente, come Iraq, Yemen e Libia.

Il Papa auspica "in Terrasanta la convivenza fra Israeliani e Palestinesi, come anche la paziente disponibilità e il quotidiano impegno ad adoperarsi per edificare le basi di una pace giusta e duratura tramite un negoziato diretto e sincero". "Il Signore della vita - aggiunge - accompagni pure gli sforzi intesi a raggiungere una soluzione definitiva alla guerra in Ucraina, ispirando e sostenendo anche le iniziative di aiuto umanitario, tra cui la liberazione di persone detenute".

"Il Signore Gesù, nostra Pace, che risorgendo ha vinto il male e il peccato, stimoli in questa festa di Pasqua la nostra vicinanza alle vittime del terrorismo, forma cieca ed efferata di violenza che non cessa di spargere sangue innocente in diverse parti del mondo, come è avvenuto nei recenti attentati in Belgio, Turchia, Nigeria, Ciad, Camerun e Costa d'Avorio", ha affermato ancora il Papa dalla loggia centrale della basilica di San Pietro.

Papa Francesco ha inoltre pregato che il Signore "volga a buon esito i fermenti di speranza e le prospettive di pace dell'Africa; penso in particolare - ha detto - al Burundi, al Mozambico, alla Repubblica Democratica del Congo e al Sud Sudan, segnati da tensioni politiche e sociali". Il messaggio pasquale di Gesù risorto, ha aggiunto, "si proietti sempre più sul popolo venezuelano nelle difficili condizioni in cui si trova a vivere e su quanti hanno in mano i destini del Paese, affinché si possa lavorare in vista del bene comune, cercando spazi di dialogo e collaborazione con tutti". "Ovunque ci si adoperi - ha detto ancora il Papa - per favorire la cultura dell'incontro, la giustizia e il rispetto reciproco, che soli possono garantire il benessere spirituale e materiale dei cittadini".

"Il Cristo risorto, annuncio di vita per l'intera umanità, si riverbera nei secoli e ci invita a non dimenticare gli uomini e le donne in cammino alla ricerca di un futuro migliore, schiera sempre più numerosa di migranti e di rifugiati - tra cui molti bambini - in fuga dalla guerra, dalla fame, dalla povertà e dall'ingiustizia sociale. Questi nostri fratelli e sorelle, sulla loro strada incontrano troppo spesso la morte o comunque il rifiuto di chi potrebbe offrire loro accoglienza e aiuto". Così ancora il Papa nel messaggio Urbi et Orbi.

"L'appuntamento del prossimo Vertice Umanitario Mondiale - ha detto papa Francesco - non tralasci di mettere al centro la persona umana con la sua dignità e di elaborare politiche capaci di assistere e proteggere le vittime di conflitti e di altre emergenze, soprattutto i più vulnerabili e quanti sono perseguitati per motivi etnici e religiosi".

Il Pontefice ha ricordato in particolare "i nostri fratelli e sorelle che sono perseguitati per la fede e per la loro fedeltà al nome di Cristo". E parlando della terra "tanto maltrattata e vilipesa da uno sfruttamento avido di guadagno, che altera gli equilibri della natura", ha fatto riferimento a "quelle aree colpite dagli effetti dei cambiamenti climatici, che non di rado provocano siccità o violente inondazioni, con conseguenti crisi alimentari in diverse parti del pianeta".

L'incoraggiamento del Papa è andato infine "a quanti nelle nostre società hanno perso ogni speranza e gusto di vivere, agli anziani sopraffatti che nella solitudine sentono venire meno le forze, ai giovani a cui sembra mancare il futuro".

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SDA-ATS