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"Oggi, cari fratelli e sorelle, si leva ancora una volta da questa città il grido del popolo di Dio e di tutti gli uomini e le donne di buona volontà: mai più la guerra!". Così ha detto papa Francesco durante la messa allo stadio Kosevo di Sarajevo.

"La guerra significa bambini, donne e anziani nei campi profughi - ha sottolineato il Pontefice -; significa dislocamenti forzati; significa case, strade, fabbriche distrutte; significa soprattutto tante vite spezzate". "Voi lo sapete bene, per averlo sperimentato proprio qui - ha aggiunto -: quanta sofferenza, quanta distruzione, quanto dolore!".

"Nel nostro tempo l'aspirazione alla pace e l'impegno per costruirla si scontrano col fatto che nel mondo sono in atto numerosi conflitti armati. È una sorta di terza guerra mondiale combattuta 'a pezzi'; e, nel contesto della comunicazione globale, si percepisce un clima di guerra", ha detto ancora.

Nello stadio Kosevo gli spalti sono gremiti e migliaia di fedeli sono stipati sul terreno di gioco, davanti all'altare, per una presenza di oltre 65 mila persone che assistono alla messa.

Un settore è stato riservato per accogliere mutilati e feriti della guerra degli anni Novanta. Anche Giovanni Paolo II celebrò in questo luogo la messa durante il suo viaggio apostolico del 1997.

Al suo arrivo papa Francesco è stato on canti e applausi scroscianti. Il Pontefice ha quindi fatto un giro dello stadio in Papamobile, accompagnato dall'arcivescovo di Sarajevo cardinal Vinko Puljic.

Il Sindaco Ivo Komsic ha poi consegnato al papa le chiavi della città e un medaglione, disegnato dall'artista Emir Hadzimuratovic, costituito dai simboli religiosi delle tre confessioni che convivono in Bosnia, l'islam, il cristianesimo e l'ebraismo.

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SDA-ATS