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Con una messa al santuario dell'Immacolata Concezione a Washington il Papa ha canonizzato ieri padre Junipero Serra, il missionario spagnolo del Settecento (1713-1784), evangelizzatore della California.

"Ha cercato di difendere la dignità della comunità nativa, proteggendola da quanti ne avevano abusato. Abusi - ha detto Francesco - che oggi continuano a procurarci dispiacere, specialmente per il dolore che provocano nella vita di tante persone".

Le parole del Papa sul primo santo ispanico degli Stati Uniti sono anche una replica alle posizioni che negli Usa contestano la condotta di Serra verso i nativi. L'"apostolo della California", francescano, venne beatificato da Giovanni Paolo II il 25 settembre 1988. Alcuni gruppi di nativi americani si opposero a questo atto reclamando che le missioni maltrattarono seriamente il loro popolo. È stato detto che per le popolazioni indigene dell'Alta California le missioni erano campi di lavoro forzato, tra l'altro con decine di migliaia di morti per malattie come la malaria e il vaiolo, portate dagli spagnoli. E per le conversioni non si lesinavano metodi repressivi.

Per Francesco, invece, Serra fu difensore dei nativi da quegli abusi, oltre che grande evangelizzatore. "Ha saputo vivere quello che è 'la Chiesa in uscita', questa Chiesa che sa uscire e andare per le strade, per condividere la tenerezza riconciliatrice di Dio", ha aggiunto nell'omelia. "Ha saputo lasciare la sua terra, le sue usanze, ha avuto il coraggio di aprire vie, ha saputo andare incontro a tanti imparando a rispettare le loro usanze e le loro caratteristiche".

Di fra Junipero, Bergoglio parlò ampiamente nella messa del 2 maggio scorso al Collegio Nordamericano, a Roma, in occasione della giornata di riflessione sull'apostolo della California, già allora parlando di "quella moltitudine di missionari che portarono il Vangelo al Nuovo Mondo e al tempo stesso difesero gli indigeni contro i soprusi dei colonizzatori".

In più, come fatto da Bergoglio in altri casi, quella di Serra è una "canonizzazione equipollente", cioè senza bisogno del riconoscimento di un secondo miracolo. "Si usa quando da tanto tempo un uomo o una donna è beato, beata, e ha la venerazione del popolo di Dio, di fatto è venerato come santo, e non si fa il processo del miracolo. Ci sono persone che sono così da secoli", spiegò il 15 gennaio scorso durante il volo dallo Sri Lanka alle Filippine.

"Il processo di Angela da Foligno è stato fatto così, lei è stata la prima - ricordò -. Poi io ho scelto di fare così per persone che sono state grandi evangelizzatori ed evangelizzatrici. Per primo Pietro Favre, che è stato un evangelizzatore dell'Europa: è morto si può dire per la strada, mentre viaggiava evangelizzando a quarant'anni. E poi gli altri, gli evangelizzatori del Canada, Francesco de Laval e Maria dell'Incarnazione: questi due sono stati praticamente i fondatori della Chiesa nel Canada, lui come vescovo e lei come suora, con tutto l'apostolato che facevano lì. Poi l'altro è Giuseppe de Anchieta, del Brasile, il fondatore di San Paolo, che da tempo era beato, ed ora è santo. Giuseppe Vaz, qui, come evangelizzatore dello Sri Lanka".

"E adesso, a settembre - annunciò -, 'Deo mediante', farò la canonizzazione di Junipero Serra, negli Stati Uniti, perché è stato l'evangelizzatore dell'ovest degli Stati Uniti. Sono figure che hanno fatto una forte evangelizzazione e sono in sintonia con la spiritualità e la teologia della Evangelii gaudium. E per questo ho scelto queste figure".

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SDA-ATS