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Un grande scudo, come un sarcofago, proteggeva il covo dei jihadisti durante il blitz a Saint-Denis: è quanto racconta il numero uno delle forze speciali del Raid, Jean-Michel Fauvergue, intervistato dopo l'operazione.

"L'assalto - racconta Fauvergue - è cominciato alle 4.16. Abbiamo deciso di far saltare la porta con l'esplosivo perché in genere è efficace e raggelante per chi è all'interno. Purtroppo, e qualche volta succede, non ha funzionato bene. Così la porta blindata dell'appartamento si apre a malapena. Ci sono difficoltà a penetrare e viene meno l'effetto sorpresa. I nostri ragazzi finiscono in mezzo a una sparatoria molto potente. Rispondiamo al fuoco. Rapidamente i terroristi sistemano uno scudo dietro la porta. È uno scudo abbastanza pesante, poggiato su una struttura a rotelle. Non è uno scudo-sarcofago ma quasi".

Nella dettagliata ricostruzione Fauvergue racconta di quel tragico momento in cui si fa esplodere la donna kamikaze. "Avevamo piazzato sei tiratori scelti davanti, negli edifici circostanti. Uno dei nostri uomini sorprende uno dei terroristi, gli chiede di alzare le mani. Lui non lo fa. Il tiratore apre il fuoco, il terrorista viene colpito ma continua a rispondere col kalashnikov. La sparatoria dura parecchio. Poi dall'interno la donna apre il fuoco, segue una grande esplosione. Le finestre, sul lato della strada volano in frantumi. Un pezzo di corpo, un pezzo di colonna vertebrale, precipita su una delle nostre auto".

Allora si è gettata sulle forze speciali? "No - risponde il capo del Raid - bisogna essere prudenti. La donna si è fatta esplodere da sola nell'appartamento sperando che l'impatto dell'esplosione potesse colpirci. Ma non siamo stati colpiti, anche se lo shock ha fatto piegare un muro portante. L'appartamento è fragile, ma non crolla".

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SDA-ATS