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L'iprite è l'arma chimica che con maggiore probabilità potrebbe essere utilizzate in un attacco terroristico da parte dell'Isis.

Potrebbe provenire dalla Siria o dall'Iraq e potrebbe essere trasportata in piccole quantità per attacchi molteplici volti soprattutto a seminare il panico. Meno probabile, invece, l'uso a fini terroristi di armi batteriologiche, più difficile sia da ottenere sia da manipolare.

È quanto ritengono gli esperti, alla luce degli allarmi sul possibile uso di armi chimiche lanciati sia dal primo ministro francese, Manuel Valls, sia da fonti Usa. Uno degli scenari potrebbe essere quello di un attacco in più punti e con piccole dosi, ad esempio in una metropolitana, allo scopo di seminare il panico.

"I danni di per sé sarebbero ristretti, ma condotti in più punti paralizzerebbero una città", ha osservato l'esperto di armi chimiche Matteo Guidotti, dell'Istituto di Scienze e Tecnologie molecolari del Consiglio Nazionale Italiano delle Ricerche (Istm-Cnr). "Basti pensare - ha aggiunto - all'effetto mediatico che un attacco chimico può avere rispetto a un attacco normale, come ha insegnato l'attentato del 1995 alla metropolitana di Tokyo, condotto con il sarin".

Per Guidotti è anche verosimile che eventuali armi chimiche nelle mani dell'Isis provengano dai depositi della Siria o dell'Iraq. È dello stesso parere Carlo Cesare Bonini, ex consulente dell'Autorità nazionale italiana per il controllo delle armi chimiche presso il ministero degli Affari esteri: "potrebbero essere state acquisite dall'Isis durante gli scontri, oppure da depositi non completamente evacuati".

L'iprite era tra le sostanze presenti nell'arsenale chimico della Siria, il cui smantellamento era stato annunciato nel giugno scorso dall'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac). Nell'ottobre scorso ancora l'iprite, forse con la lewisite, era al centro dell'allarme lanciato dalla Russia, secondo cui l'Isis ha avuto accesso alle tecnologie per produrre armi chimiche proprio lo smantellamento dell'arsenale chimico siriano era stato completato al 99%.

Nei giorni scorsi, infine, ancora l'Opac riferiva di tre rapporti su altrettanti casi di usi di armi chimiche in Siria avvenuti nel corso del 2015. I depositi in Iraq sono invece rimasti sigillati e abbandonati.

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SDA-ATS