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Quando un aggressore esce di prigione, beneficia di un congedo o fugge dalla carcerazione, la vittima deve essere messa al corrente. Unica eccezione: l'informazione potrà essere negata soltanto in presenza di interessi preponderanti del condannato. Il Consiglio degli Stati ha appianato oggi l'ultima divergenza che l'opponeva al Nazionale. La revisione della Legge concernente l'aiuto alle vittime di reati (LAV) è così pronta per le votazioni finali.

Nell'esame della legge il Nazionale aveva a lungo insistito per una formulazione più restrittiva, prevedendo che l'informazione alle vittime andasse negata solo se si espone "il condannato a un serio pericolo (leggi vendette ndr.)". Questa versione rischiava però di arrecare gravi danni a una persona che stava magari tentando di reinserirsi nella vita civile.

Ieri, la Camera del popolo aveva quindi fatto un passo in direzione della proposta degli Stati. A titolo di compromesso, il Nazionale aveva infatti optato per la versione seguente: "unicamente se gli interessi del condannato lo giustificano". La divergenza con la Camera dei cantoni era di carattere linguistico e consisteva nell'aggiunta dell'avverbio "unicamente". Oggi il Consiglio degli Stati, con il sostegno della consigliera federale Simonetta Sommaruga, ha accolto la proposta del Nazionale.

La modifica della LAV è frutto di un'iniziativa parlamentare della consigliera nazionale Susanne Leutenegger-Oberholzer (PS/BL) volta a completare i diritti delle vittime nei procedimenti penali. Concretamente, secondo la consigliera nazionale socialista, la LAV deve prevedere che la vittima sia informata dalle autorità anche sull'esecuzione della pena per il colpevole e su altre importanti decisioni (per esempio se il condannato esce di prigione per un permesso o per una liberazione anticipata).

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SDA-ATS