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LA VALLETTA - La Chiesa è "ferita dai nostri peccati" e spetta ad ogni cristiano collaborare alla sua guarigione con la fede, l'ascolto del Vangelo, e arginando le "tante minacce alla sacralità della vita umana". Sull'aereo verso Malta, papa Benedetto XVI non parla apertamente dello scandalo pedofilia ma non si sottrae a sottolineare il momento di difficoltà e sofferenza che sta vivendo la Chiesa.
Così, appena decollato da Fiumicino, parla con i giornalisti in aereo e torna a parlare di necessità di una "conversione", non di nuovi fedeli ma di chi cristiano lo è già. Come i maltesi, antesignani della fede in Europa - grazie a quel naufragio di 1950 anni fa dell'apostolo Paolo - che al 98% cattolici, ancora non hanno scelto di inserire il divorzio nella loro legislazione. Una scelta che Benedetto XVI - appena sbarcato sull'isola - invita a "continuare a difendere". Tornando a sottolineare "l'indissolubilità del matrimonio" così come il rispetto della vita "dal concepimento alla morte naturale".
Il pontefice si è soffermato anche sul tema dell'immigrazione, e durante la cerimonia di benvenuto all'aeroporto di Luqa, ha invitato le autorità maltesi ad agire con "tolleranza" e "reciprocità". "Malta è il punto dove le correnti dei profughi arrivano dall'Africa e bussano alle porte dell'Europa", "un grande problema del nostro tempo che naturalmente non può essere risolto dall' isola di Malta". "Tutti dobbiamo rispondere a questa sfida" e fare in modo che ognuno possa avere una vita dignitosa, da dovunque parta e ovunque arrivi.
Il presidente maltese, George Abela, nell'accogliere Benedetto XVI ha riconosciuto "l'impegno costante della Chiesa" per "salvaguardare i bambini e tutti i vulnerabili", ma si è appellato al Papa - in tempi di scandalo pedofilia - affinché si assicuri che "non ci sia nessun posto di rifugio per quelli che cercano di infliggere il male".

SDA-ATS