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Due condannati a morte sono stati giustiziati in mattinata in Giappone, facendo salire a quota 16 il totale delle esecuzioni disposte sotto il governo del premier conservatore Shinzo Abe, insediatosi a dicembre 2012.

Si tratta, ha riferito il ministero della Giustizia, di Yasutoshi Kamata, un uomo di 75 anni giudicato colpevole dell'omicidio di una bambina di 9 anni a Osaka e di altre quattro donne tra il 1985 e il 1994, e di Junko Yoshida, una ex infermiera di 56 anni, autrice di un duplice omicidio nel 1998 e nel 1999 a Fukuoka allo scopo di riscuotere il premio assicurativo sulla vita.

Sono diventate 4 le esecuzioni di condannati a morte decise dal ministro della Giustizia Mitsuhide Iwaki - in Giappone per essere eseguita la condanna ci deve essere un ordine esplicito del titolare della Giustizia, e ammonta a 16 il totale delle condanne a morte eseguite da quando il partito Liberal Democratico del premier Shinzo Abe è tornato al potere, nel dicembre del 2012.

L'ultima esecuzione, lo scorso dicembre, è stata portata a termine tramite l'introduzione della giuria popolare nel processo penale, e in base ai dati del ministero della Giustizia, in Giappone ci sono 124 detenuti nel cosiddetto 'braccio della morte', in attesa di esecuzione.

Il Giappone e gli Stati Uniti sono gli unici paesi dell'OCSE (l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ad applicare la pena capitale nel loro ordinamento giuridico. Nel dicembre del 2007, all'Assemblea generale delle Nazioni Unite il Giappone ha votato contro la Risoluzione per una moratoria universale delle esecuzioni capitali.

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SDA-ATS